Ha confessato l'amico trentenne di Tiziana Pavani, la segretaria di 54 anni trovata cadavere giovedì pomeriggio nel suo appartamento in zona Baggio, a Milano: l'uomo, Leonardo Marcarelli, tossicodipendente, l'avrebbe uccisa per rubarle il bancomat mentre la donna, che lo conosceva e lo stava ospitando, dormiva. Marcarelli si sarebbe anche spogliato per non sporcarsi con gli schizzi di sangue mentre colpiva per tre volte il cranio della cinquantenne.

Marcarelli e la Pavani si frequentavano ed avevano anche una relazione saltuaria: la donna lo aveva aiutato a trovare lavoro presso una ditta di pulizie, ma il trentenne ha dichiarato di averla uccisa per un prestito di 2.540 euro che temeva di non vedersi più restituire; un'accusa alla quale la donna non potrà mai replicare.

Il 32enne ha confessato di avere ucciso Tiziana mentre dormiva, intorno alle 4.30 del mattino: lei era a letto, mentre lui sniffava due grammi di cocaina in salotto, che devono averlo stordito e reso violento. Ha preso una bottiglia piena trovata nella stanza, è andato in camera da letto e ha colpito ripetutamente la donna fino ad ucciderla: le ha anche premuto un cuscino sul viso per essere certo che morisse. Dopodiché ha preso i due cellulari della vittima e il suo bancomat, ed è fuggito.

Una relazione altalenante

L'uomo ha usato il bancomat alle 5.30 ed è stato anche ripreso dalle telecamere di videosorveglianza dello sportello. In casa della Pavani ha lasciato il gas aperto, nel goffo tentativo di sviare le indagini. Il denaro prelevato lo ha usato il giorno dopo per alcuni gratta e vinci, birra, slot machine e ricariche per il telefonino, mentre il bancomat è stato gettato in un cestino dell'immondizia.

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Arrestato grazie alle immagini estrapolate dalle telecamere, ha confessato e adesso si trova a San Vittore con l'accusa di omicidio volontario e rapina. I due si erano conosciuti qualche anno fa sul social di incontri "Badoo": si vedevano alcune volte, anche solo per sesso occasionale, almeno stando al racconto reso da Marcarelli agli investigatori. La Pavani, divorziata, senza figli e segretaria presso un asilo, lo aveva anche aiutato a trovare un lavoro, ma lui era troppo dipendente dalla cocaina ed era anche in cura da uno psichiatra per depressione. Fino al loro ultimo, fatale incontro.