I fatti del G8 di Genova del 2001

genova, tra il 19 e il 22 luglio 2001 andava in scena il g8 e con esso anche le manifestazioni di protesta no global. Si erano susseguiti giorni di fuoco, di battaglia urbana e anche di dissenso pacifico; nel capoluogo ligure, infatti, oltre ai capi delle nazioni industrializzate, erano arrivati decine di migliaia di manifestanti, attivisti, pacifisti e frange violente, come i Black Bloc, specializzati da anni a creare tumulti e sollevazioni di piazza in tutta Europa.

I fatti del G8 del 2001 sono conosciuti in tutto il mondo e sono persino finiti davanti alla Corte Europea dei diritti umani, dove il governo Italiano e le sue forze dell’ordine sono stati riconosciuti colpevoli di violenza e torture ai danni di alcuni manifestanti picchiati e feriti gravemente durante gli scontri. Le sei persone che si erano rivolte al massimo organo europeo di giudizio, sono state ripagate per le violenze subite con un indennizzo di oltre 45 mila euro e dopo oltre 16 anni è stata chiarita ogni responsabilità addebitata, durante quei giorni di fuoco, agli organi di polizia italiani.

Dall’Inghilterra viene a galla una nuova verità

Quei giorni del 2001 passarono quindi alla storia per alcuni avvenimenti: le torture della scuola Diaz, la morte di Carlo Giuliani e le violenze all’interno della caserma di Bolzaneto. Oggi potrebbe aggiungersi un altro tassello al caso "G8 2001". La notizia arriva direttamente dalla Gran Bretagna e, se mai gli inglesi decidessero di desegretare le carte in loro possesso, potrebbero scatenare uno scandalo di risonanza internazionale.

A Genova durante i tumulti e tra le fila dei Black Bloc, la frangia più violenta dei NO Global, era presente Rod Richardson, un agente inglese sotto copertura. A certificare il suo passaggio dalla città italiana ci sono numerose testimonianze degli stessi attivisti giunti nel capoluogo ligure durante quei giorni e anche alcune foto, scattate durante le proteste e pubblicate dalla stampa inglese.

In una di queste, il poliziotto britannico è in posa davanti ad un’auto in fiamme; in un’altra istantanea Rod invece è fermo davanti alla fotocamera in una zona tra via Tolemaide e Corso Torino ed indossa una tuta bianca da lavoro.

Soprannominato nell’ambiente con il nomignolo “Rodders”, era considerato dalla maggioranza degli attivisti come un “Bravo Ragazzo” abituato a violare la legge e avvezzo ad affrontare i poliziotti negli scontri di piazza.

Come si è arrivati alla verità?

Questa nuova e scomoda verità che arriva sul G8 di Genova è il risultato di anni di lavoro da parte della commissione parlamentare inglese, guidata da Sir Christopher Pitchford, con lo specifico compito di fare luce sulla natura delle missioni in cui sono stati usati agenti inglesi “undercover”, sotto copertura.

Quello che sta venendo fuori ha dell’incredibile: perquisizioni, monitoraggi e attività illegittime ai danni di movimenti politici; agenti insubordinati o liberi di fare in missione ogni cosa volessero; funzionari che in missioni si erano creati una seconda vita, prima di scappare senza lasciare traccia.

Rod Richardson, il funzionario inglese undercover che transitò a Genova durante gli scontri del G8, secondo la corte, avrebbe rubato l’identità ad un bimbo morto e così avrebbe vissuto all’interno dei movimenti anarchici inglesi per almeno quattro anni.

Nulla è possibile sapere sulla sua attività svolta durante quei concitati giorni di Genova; quello che adesso ci si chiede è: Che libertà di azione avevano tali agenti? Hanno commesso reati o agito da provocatori, come sostenuto anche dai manifestanti? A mettere a ferro e fuoco la città ligure sarebbero stati agenti segreti britannici che coordinavano e organizzavano azioni violente?

Queste domande rimarranno probabilmente senza risposta visto che la Procura inglese ha ammesso sì la presenza dell’agente Rod tra i manifestanti, ma ha anche voluto mantenere il silenzio sulle sue attività svolte e sui suoi compiti.

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