Qualcuno l'ha già definito un moderno Robin Hood. Gilberto Baschiera, ex direttore della filiale di Forni di Sopra della Banca di Carnia e Gemonese del Credito Cooperativo, è stato licenziato per un rilevante ammanco di denaro. L'uomo, infatti, è accusato di aver architettato, dal 2009, una strategia a suo parere di giustizia sociale nei confronti di tutte quelle persone vittime del sistema economico che non li tutelava.

In quasi 7 anni Baschiera ha sottratto dai conti correnti dei clienti più facoltosi quasi 1 milione di euro salvo poi girarli ai conti delle persone più in difficoltà.

Quando l'ammanco è stato scoperto, però, per lui sono iniziati i problemi. Come riporta il Corriere della Sera l'uomo è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Udine. L'uomo è finito sotto inchiesta per appropriazione indebita e truffa ed ha patteggiato a due anni con pena sospesa con la condizionale. Inoltre il quarantanovenne ha anche dovuto rinunciare alla casa per la quale è stato disposto il sequestro.

Ha iniziato nel 2009 a sottrarre soldi ai ricchi per darli ai poveri

L'uomo ha agito quasi per giustizia personale contro un sistema che a suo parere abbandona anziani e giovani senza lavoro i quali sono impossibilitati ad accedere ai vari sistemi di credito.

Per lui, ora oltre ai vari problemi penali, è arrivato anche il licenziamento. Il Corriere della Sera riporta le dichiarazioni dell'avvocato di Baschiera, Roberto Mete, che ha cercato di spiegare il motivo che ha spinto il suo assistito a compiere tale gesto.

Secondo l'avvocato avrebbe agito per aiutare correntisti in difficoltà che non riuscivano ad accedere al credito. Baschiera ha dichiarato di aver sempre cercato di tutelare i risparmiatori e soccorrere chi avesse bisogno e che, una volta scoperta la truffa, ha contattato telefonicamente tutte le persone a cui ha sottratto il denaro per cercare di spiegare meglio le ragioni del suo gesto.

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Inoltre ha anche detto di esser pronto a restituire tutti i soldi. Ora, però, si ritrova senza una casa, senza un lavoro e con un patteggiamento a due anni con pena sospesa. Non è ancora chiaro se i fortunati ricevitori dei "regalini" fossero a conoscenza di queste somme extra che si ritrovavano accreditate o se non si rendessero conto di ricevere somme superiori a quelli che gli spettavano. Qualora vengano accertate le loro responsabilità potrebbero essere chiamati loro stessi a restituire le cifre e indagati per favoreggiamento per non aver denunciato il fatto nonostante ne fossero a conoscenza.

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