A Fermo, nelle Marche, l'8 gennaio scorso è scoppiato un terribile incendio notturno presso un appartamento nel centro storico di Servigliano. Nella sciagura è morta una bambina di 6 anni, la quale stava dormendo nell'abitazione insieme alla sorellina di 4 anni e alla madre. Negli ultimi giorni le indagini degli inquirenti hanno portato ad una svolta importante. Secondo il Resto del Carlino, dopo i vari accertamenti effettuati dai carabinieri, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Fermo lunedì 20 gennaio ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti della trentottenne bulgara, madre della bambina, la quale sarebbe indagata per omicidio volontario.

I dettagli della vicenda

Nella notte dell'8 gennaio, presso un'abitazione di Servigliano, è scoppiato improvvisamente un incendio intorno alle ore 2:50. Secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, la trentottenne si è svegliata improvvisamente per colpa del forte odore acre del fumo ed è riuscita a salvare la figlia di 4 anni. In seguito la donna avrebbe tentato di entrare nuovamente in casa per mettere in salvo l'altra figlia più grande, ma senza avere successo. Soltanto più tardi i vigili del fuoco sono riusciti a raggiungere la bambina, ormai senza vita.

Le indagini

Secondo le indagini degli inquirenti, la donna avrebbe appiccato volontariamente l'incendio, poiché voleva coprire l'omicidio appena commesso di sua figlia. Le ipotesi di reato confutate alla trentottenne sono di incendio doloso e morte conseguente ad altro reato. Nei giorni scorsi i carabinieri, insieme agli assistenti sociali di Fermo, hanno condotto la bambina di 4 anni sopravvissuta all'incendio presso una struttura adeguata.

La trentottenne indagata è stata dimessa il 20 gennaio dall'ospedale dove era stata ricoverata per l'intossicazione da fumo e le ustioni riportate. In seguito la donna è stata portata in caserma per un nuovo interrogatorio, dove poi è scattato l'arresto.

L'inchiesta, coordinata dalla PM Francesca Perlini, ha inoltre evidenziato che il padre delle bambine, un operaio trentottenne di origini kosovare, non era in casa al momento della tragedia.

Secondo Marco Rotoni, il sindaco di Servigliano, la famiglia interessata si era trasferita in paese nel settembre scorso e non si erano mai rivolti all'amministrazione comunale fino a quel momento, dando l'idea di fare poca vita sociale. Tuttora, gli altri dettagli dell'indagine restano ancora privati, mentre il corpo della piccola vittima dovrà rimanere ancora a disposizione dell'autorità giudiziaria presso l'obitorio di Fermo, prima di poter essere restituito alla famiglia per la sepoltura.

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