L'area di accesso al comprensorio del Porto Vecchio di Trieste è nuovamente occupata da circa un centinaio di migranti senza fissa dimora. La situazione, rilevata il 31 agosto 2026, mostra giacigli di fortuna allestiti dietro l'ingresso dello scalo. Si trovano sacchi a pelo, tende, materassini, borse con abiti, prodotti per l'igiene, cibi e bevande.
La zona alle spalle dell'accesso al Porto Vecchio era già stata oggetto di sgomberi. Operazioni precedenti, come quella di gennaio, includevano identificazione e trasferimento delle persone verso centri di accoglienza, spesso fuori regione.
La nuova presenza riguarda individui senza sistemazione stabile che usano lo spazio come riparo notturno.
Aumento delle presenze e ripari provvisori
Nel corso dell'estate, il numero di migranti presenti nell'area è aumentato. L'incremento è collegato, in via probabilistica, ai nuovi arrivi lungo la Rotta Balcanica. Con l'aumento delle presenze, è cresciuto il numero di coloro che cercano riparo sotto la tettoia alle spalle dell'ingresso del Porto Vecchio o all'interno di vecchi magazzini in disuso nelle vicinanze.
Gli oggetti nell'area evidenziano un utilizzo continuativo dello spazio come riparo temporaneo. Sacchi a pelo e materassini servono per la notte; tende improvvisate e borse raccolgono effetti personali, vestiti, alimenti, bevande e prodotti per l'igiene.
Lo scenario si ripropone nel medesimo punto già sgomberato più volte, con una presenza visibile nell'area di accesso allo scalo triestino.
Il contesto del Porto Vecchio di Trieste
Il Porto Vecchio di Trieste è un'ampia area di 66 ettari sul fronte mare, dallo sbocco del Canale di Ponte Rosso a Barcola. Il comprensorio include cinque moli e 23 grandi edifici. Questi immobili, del diciannovesimo secolo, erano destinati a magazzino o deposito merci in transito, operando sotto il regime di Punto Franco.