Un ventenne polacco è stato arrestato a Padova il 31 agosto 2026 dagli agenti della Squadra Mobile, poco dopo aver commesso una truffa ai danni di un'anziana residente a Rovigo. Il giovane è stato individuato nella stazione ferroviaria di Padova mentre tentava di acquistare un biglietto del treno. Al momento del controllo, aveva con sé due borsette contenenti gioielli e bigiotteria, risultati appartenere alla pensionata, per un valore complessivo stimato in circa 15mila euro.

Durante le verifiche della polizia, il ragazzo ha mostrato segni di agitazione.

Gli agenti hanno accertato che le due borsette erano nascoste all'interno del suo zaino. Dopo essere stato accompagnato in questura, il ventenne non ha fornito alcuna indicazione sulla provenienza dei preziosi. Sono quindi scattati gli accertamenti, condotti anche con la collaborazione della Squadra Mobile di Rovigo, che hanno permesso di collegare il materiale rinvenuto a una truffa appena consumata nel territorio rodigino.

La truffa del finto medico: il figlio in pericolo

La vittima della truffa è una donna di 85 anni residente a Rovigo. La ricostruzione degli investigatori ha rivelato che l'anziana aveva ricevuto una telefonata da un uomo con un "accento campano". Questi si era presentato come medico dell'ospedale di Montegrotto, comunicandole che il figlio era in fin di vita e necessitava urgentemente di cure mediche immediate e di farmaci "speciali", per un costo stimato in 40mila euro.

Non avendo a disposizione tale somma in contanti, la donna è stata convinta a raccogliere in due sacchetti tutti i gioielli che possedeva. I preziosi sono stati poi consegnati a un presunto collaboratore inviato dal finto medico. Le due borsette ritrovate nello zaino del giovane fermato a Padova contenevano proprio i gioielli e la bigiotteria riconducibili alla pensionata, confermando così il legame con la frode subita.

Le indagini proseguono per individuare il complice

Il ventenne è stato trasferito nel carcere di Padova. Le indagini proseguono attivamente con l'obiettivo di individuare il complice, la cui presenza è stata indicata nella ricostruzione investigativa. L'uomo che aveva effettuato la telefonata all'anziana avrebbe cercato di trattenerla al telefono il più a lungo possibile, con l'intento di impedirle di chiedere aiuto o di allertare qualcuno durante l'esecuzione della truffa.

Il caso ha coinvolto due città venete: Rovigo, luogo della truffa e residenza della vittima, e Padova, dove è avvenuto l'arresto del giovane.