Il bilancio delle inondazioni che hanno colpito il Grand Canyon è tragicamente salito a due vittime. La conferma è arrivata dopo il recupero di un secondo corpo all'interno dell'area del parco nazionale in Arizona, devastata dalle recenti piene. L'evento, che ha avuto risonanza internazionale, si è verificato in una delle zone più frequentate e iconiche del celebre sito naturale, richiamando l'attenzione sulla vulnerabilità di questi paesaggi maestosi di fronte a fenomeni meteorologici estremi.
Il ritrovamento del secondo corpo ha aggravato ulteriormente il conteggio delle perdite umane a seguito dell'alluvione improvvisa che ha travolto il canyon.
Contemporaneamente, le operazioni di ricerca e recupero sono proseguite incessantemente, concentrandosi sulle circa 15 persone che, al momento, risultavano ancora disperse. Le autorità del parco nazionale e gli organismi locali hanno mantenuto un impegno costante e coordinato per gestire l'emergenza, affrontando le sfide poste dalla complessa orografia del territorio.
L'impatto della piena su Bright Angel Creek
L'alluvione improvvisa si è manifestata con violenza nella giornata di sabato 29 agosto 2026, interessando in particolare la zona di Bright Angel Creek. Questo corso d'acqua, che serpeggia all'interno del Grand Canyon, è stato il fulcro della piena, con conseguenze significative. Le testimonianze e le prime valutazioni sul campo hanno evidenziato come la forza dell'acqua abbia investito anche aree cruciali come la Phantom Ranger Station e la località di Phantom Ranch, un punto di riferimento noto e molto frequentato dagli escursionisti che percorrono i sentieri interni del canyon.
A seguito dell'evento calamitoso, è stato necessario procedere all'evacuazione di circa 50 escursionisti, i quali sono stati portati in salvo tramite l'impiego di elicotteri. Per garantire la sicurezza dei visitatori e facilitare le operazioni di soccorso, diversi sentieri sono stati chiusi al pubblico. La particolare conformazione geologica del canyon, con i suoi percorsi tortuosi e la presenza di numerosi corsi d'acqua, ha reso le attività di spostamento e di intervento estremamente complesse, specialmente in un contesto di piena improvvisa e imprevedibile.
Danni critici alla condotta idrica Transcanyon Waterline
Le inondazioni non hanno risparmiato infrastrutture vitali per il funzionamento del parco.
Tra queste, la Transcanyon Waterline, definita come l'unica condotta idrica che rifornisce l'intero canyon, ha subito danni ingenti. Le prime stime indicano che circa il 40% della struttura è stato danneggiato o completamente distrutto dalla furia delle acque. Questo grave deterioramento ha avuto ripercussioni immediate e significative.
La compromissione della condotta ha imposto l'adozione di restrizioni d'emergenza sull'uso dell'acqua, misure necessarie per i residenti che vivono stabilmente all'interno del parco. Inoltre, per ragioni di sicurezza e per la mancanza di risorse idriche adeguate, è stato decretato lo stop ai pernottamenti turistici presso i lodge e gli hotel situati all'interno dell'area protetta.
La Transcanyon Waterline è un'arteria fondamentale, essenziale per sostenere le esigenze idriche di un'area che accoglie annualmente circa 6 milioni di visitatori e ospita circa 1.600 residenti nel Grand Canyon Village. Il suo danneggiamento rappresenta una sfida logistica e gestionale di notevole entità per le autorità del parco.