È divenuta definitiva la sentenza che ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa, condannandolo a risarcire i figli di un ex meccanico dell’Arsenale della Spezia. La decisione pone fine al contenzioso legale riguardante il decesso dell’uomo, avvenuto a causa di un mesotelioma pleurico, patologia riconosciuta come strettamente collegata all’esposizione all’amianto durante il suo servizio. Il provvedimento giudiziario stabilisce un risarcimento complessivo di 692.247 euro a favore dei tre eredi diretti.
La condanna, inizialmente emessa in primo grado dal Tribunale di Lecce, ha sancito il diritto al ristoro economico per i familiari dell’ex militare.
Il montante del risarcimento si suddivide in 230.749 euro destinati a ciascuno dei tre figli, ai quali si aggiungono le spese legali sostenute e quelle relative alla consulenza tecnica d’ufficio (CTU) disposta nel corso del procedimento. Questa sentenza affronta specificamente il danno da perdita parentale, conseguente alla scomparsa dell’ex meccanico, deceduto nel maggio 2019 all’età di 74 anni. La diagnosi di un mesotelioma pleurico diffuso e inoperabile era stata formulata nel 2018, precedendo di poco il decesso.
Il servizio militare e la carriera professionale
L’uomo aveva prestato servizio per un periodo di 18 mesi, durante la leva militare obbligatoria, ricoprendo la mansione di meccanico attrezzista all’interno delle officine dell’Arsenale militare della Spezia, nell’ambito della Marina Militare.
Una volta concluso il servizio di leva, la sua carriera professionale è proseguita in qualità di dipendente civile della Marina Militare presso l’Arsenale di Taranto. In questa importante struttura, aveva iniziato la sua attività in giovane età, frequentando la Scuola Allievi Operai. La sua esperienza lavorativa si è protratta fino al pensionamento, avvenuto nel marzo 2006, ricoprendo inizialmente il ruolo di tipografo e successivamente quello di impiegato amministrativo.
Nelle motivazioni che hanno portato alla sentenza, i giudici hanno attentamente esaminato la documentazione prodotta nel corso del procedimento, la quale ha chiaramente attestato l’esposizione prolungata dell’uomo a sostanze nocive.
È stato inoltre evidenziato come la pericolosità dell'esposizione a elementi altamente tossici, quale l'amianto, fosse già un fatto notorio e ampiamente riconosciuto. Il caso giudiziario ha dunque accertato con precisione l’attività svolta negli ambienti militari specificati nel giudizio e il rapporto causale diretto tra tali esposizioni e la grave malattia che ha condotto al decesso dell’ex militare.
La perizia tecnica e il nesso causale con l'amianto
La consulenza tecnica d’ufficio (CTU) ha rappresentato un elemento probatorio di fondamentale importanza nel procedimento legale. Attraverso questa approfondita perizia, è stato individuato in maniera inequivocabile nel mesotelioma pleurico la causa preponderante e diretta del decesso dell’uomo.
La CTU ha inoltre riconosciuto, con argomentazioni scientifiche e tecniche solide, il nesso causale tra lo sviluppo della patologia e l’esposizione all’amianto, fornendo così una base irrefutabile per la decisione giudiziaria e la condanna del Ministero della Difesa.