Un vasto incendio ha devastato parte della masseria San Vittore ad Andria martedì 8 settembre 2026, colpendo duramente la sede del progetto “Senza Sbarre”. Questa iniziativa offre opportunità di lavoro e reinserimento a persone detenute o in esecuzione di pena. Il rogo, scoppiato all’una del pomeriggio, ha consumato circa cinque ettari di terreno della masseria, di cui ben quattro erano coltivati a ulivi.
Il danno all'uliveto, cuore pulsante delle attività agricole della struttura, è stato descritto da Don Riccardo Agresti, sacerdote strettamente legato al progetto, come un "colpo nello stomaco".
Le sue parole esprimono il profondo dolore per la perdita: "Vedere ora questo paesaggio annerito è un colpo nello stomaco. Abbiamo lavorato tanto e in un attimo abbiamo perso tutto. Ma ci sarà una nuova primavera". Gli ulivi non rappresentavano solo una risorsa produttiva per l'olio, ma erano anche un simbolo tangibile del percorso di recupero e lavoro intrapreso dai partecipanti al progetto.
La masseria San Vittore è un centro vitale che ospita attività di produzione di taralli e altri prodotti agroalimentari, che hanno raggiunto anche la grande distribuzione. In queste attività sono coinvolte persone che stanno scontando pene per diversi reati, inclusi coloro che affrontano il carcere a vita.
Il progetto “Senza Sbarre” si configura come un modello di speranza e riscatto, dove il lavoro diventa strumento di dignità e reintegrazione sociale.
Il fronte delle fiamme e l'intervento dei soccorsi
L’incendio si è sviluppato in contrada San Vittore, un’area situata alle porte di Andria e non distante dal suggestivo Castel del Monte. Le fiamme, partite da sterpaglie, si sono propagate rapidamente, interessando un’ampia porzione di terreni agricoli, tra cui pascoli, seminativi e ulteriori uliveti. Il fronte del fuoco ha minacciato da vicino i fabbricati del progetto diocesano “Senza Sbarre”, lambendone le strutture.
Complessivamente, il rogo ha coinvolto circa trenta ettari di terreni agricoli nell’area circostante.
Tra i danni più significativi si registrano la distruzione di uliveti e di alcune apparecchiature essenziali per l’impianto di irrigazione. Fortunatamente, i fabbricati principali della masseria, dedicati alla produzione e al confezionamento dei taralli e degli altri prodotti agroalimentari, sono rimasti illesi. Per domare le fiamme, rese particolarmente complesse dal forte vento, sono intervenuti i Vigili del Fuoco da Bari, Barletta e Molfetta, con operazioni che si sono protratte per diverse ore. Don Riccardo Agresti ha seguito da vicino le prime fasi dell’emergenza, testimoniando la gravità della situazione.
Il sospetto di dolo e la volontà di ripartire
Don Riccardo Agresti ha espresso il suo convincimento circa l'origine dolosa dell'incendio.
Questa valutazione si basa sulla lunga storia della masseria e sull'assenza totale di episodi simili negli anni di attività del progetto. Dopo l'allarme lanciato dai ragazzi presenti nella struttura, il fuoco ha continuato ad avanzare inesorabilmente nell'area agricola, lasciando dietro di sé una scia di distruzione.
Nonostante la gravità dei danni, la comunità del progetto “Senza Sbarre” ha manifestato una forte volontà di ripartire. Le parole di Don Agresti, "Ma ci sarà una nuova primavera", risuonano come un impegno a ricostruire e a continuare l'importante opera di reinserimento sociale. L'evento, seppur drammatico, non ha intaccato lo spirito di resilienza e la determinazione a proseguire il cammino intrapreso, confidando nella solidarietà e nel sostegno per superare questo momento difficile.