Una vasta manifestazione si è tenuta a Milano nel pomeriggio del 26 settembre 2026, per protestare contro sgomberi, sfratti e l’inarrestabile aumento del caro-affitti. Il corteo, che ha visto la partecipazione di circa 1.500 persone secondo gli organizzatori, ha radunato giovani, militanti e rappresentanti di diverse realtà dei centri sociali, tra cui il Cantiere, per denunciare una crisi abitativa sempre più pressante.

La mobilitazione ha avuto inizio alle 15:30 da piazza Arcole, nel cuore della zona Ticinese, per poi snodarsi attraverso varie vie cittadine e concludersi in via Torricelli.

I partecipanti hanno acceso i riflettori sulla grave insufficienza di posti negli studentati e sulla cronica carenza di abitazioni a prezzo calmierato, essenziali per lavoratori, famiglie e anziani. Il grido unanime della protesta è stato: “La casa è un diritto e non una merce”, accompagnato dalla ferma richiesta di porre fine a sgomberi e sfratti.

L’iniziativa si è inserita in un contesto più ampio di mobilitazioni dell’area antagonista, esprimendo anche solidarietà e sostegno alla popolazione palestinese e alla Striscia di Gaza, evidenziando una connessione tra le lotte locali per l’abitare e le questioni internazionali.

Il percorso del corteo e le ragioni della protesta

Il punto di ritrovo della manifestazione era stato fissato in piazza Arcole, nei pressi della piscina Argelati, come indicato nella convocazione che prevedeva lo svolgimento del corteo tra le 15:30 e le 17:30.

La mobilitazione cittadina ha saputo unire la denuncia contro gli sfratti e gli sgomberi alla più ampia difesa degli spazi sociali, dei quartieri popolari, del patrimonio pubblico e di tutte quelle esperienze di occupazione e autogestione che si trovano sotto attacco.

Durante il corteo, è stata fortemente criticata la progressiva trasformazione di Milano in una città sempre più orientata alla rendita immobiliare. I promotori hanno denunciato lo svuotamento di interi quartieri popolari, che vengono progressivamente convertiti in residenze di lusso, uffici e opportunità di investimento speculativo. Questo processo comporta un inesorabile aumento degli affitti e l’allontanamento forzato di chi non è più in grado di sostenere i costi abitativi.

La richiesta centrale, sintetizzata nel testo di convocazione, è stata chiara e perentoria: “Basta sfratti, basta sgomberi”.

Le realtà coinvolte e la difesa degli spazi

Alla protesta hanno aderito numerose realtà dei centri sociali e gruppi attivamente impegnati nelle mobilitazioni per il diritto alla casa. La convocazione ha fatto esplicito riferimento all’Assemblea cittadina di lotta per la casa e gli spazi sociali, un’entità che coordina diverse istanze. Tra le realtà e i luoghi citati per la loro partecipazione o per essere oggetto di queste dinamiche, figurano il Cantiere, l’USI-AIT, il Bruzzi-Malatesta, via Conte Rosso, Lulli-Porpora, Chiesa Rossa e le varie occupazioni abitative, simbolo della resistenza contro la mercificazione dell’abitare e la sottrazione di spazi alla collettività.