Un importante provvedimento giudiziario ha colpito il depuratore dell’area industriale di Nusco-Lioni, situato in provincia di Avellino, che è stato posto sotto sequestro preventivo in data 18 settembre 2026. L'azione, eseguita dai carabinieri del Nucleo forestale di Bagnoli su disposizione della Procura di Avellino, giunge al culmine di mesi di proteste e segnalazioni da parte di residenti e lavoratori della zona, esasperati dai persistenti miasmi. La Procura ha motivato il sequestro evidenziando una «gestione connotata da una assoluta violazione delle norme ambientali», sottolineando la gravità delle irregolarità riscontrate e la necessità di un intervento immediato.

Le indagini che hanno portato a questo esito sono state avviate in seguito a una denuncia collettiva presentata da circa 400 cittadini, stanchi della situazione. Le verifiche approfondite, condotte anche con il supporto tecnico dell’Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania), hanno riguardato diversi aspetti cruciali del funzionamento dell’impianto. Nello specifico, sono stati esaminati lo smaltimento dei fanghi di depurazione, l'efficienza dei sistemi di ozonizzazione e di abbattimento delle emissioni. Dagli accertamenti è emerso anche il convogliamento illecito delle acque reflue direttamente in un corso d’acqua adiacente, aggravando ulteriormente il quadro delle violazioni.

Le contestazioni mosse al gestore dell’impianto

Il titolare della Sige, l'azienda responsabile della gestione del depuratore, un uomo di 65 anni originario di Napoli, è stato formalmente denunciato. Le accuse a suo carico sono gravi e includono la gestione e il deposito illecito di rifiuti speciali, sia pericolosi che non pericolosi, e lo scarico illecito di acque reflue industriali. Le contestazioni specifiche riguardano il mancato regolare smaltimento dei fanghi di depurazione e il non corretto funzionamento dei sistemi essenziali di depurazione, ozonizzazione e abbattimento delle emissioni, tutti elementi cruciali per il rispetto delle normative ambientali.

Il provvedimento, eseguito congiuntamente dai carabinieri del Gruppo Forestale di Avellino e dai reparti territoriali competenti, consiste in un sequestro preventivo con facoltà d’uso del depuratore.

Questa misura cautelare, che rientra in una più ampia inchiesta della Procura su presunte violazioni della normativa ambientale, permette all'impianto di continuare a operare sotto strette condizioni. È fondamentale sottolineare che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari; il provvedimento cautelare è impugnabile e, in ossequio ai principi del diritto, l’indagato resta presunto innocente fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna.

Restituzione provvisoria e i tempi per il ripristino

Il procuratore capo facente funzioni di Avellino, Francesco Raffaele, ha disposto la restituzione provvisoria dell’impianto all’ente gestore, l’Asi di Avellino. Questa decisione mira a garantire la continuità del servizio essenziale di depurazione, pur in presenza delle gravi irregolarità riscontrate.

La restituzione, tuttavia, è vincolata a una condizione precisa: l'Asi di Avellino avrà il compito di intervenire prontamente sul depuratore per ripristinare le condizioni di corretto esercizio entro un termine perentorio di sessanta giorni. Questo periodo è stato stabilito per consentire gli adeguamenti necessari e assicurare che l'impianto operi nel pieno rispetto delle leggi ambientali vigenti.