Lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente legale dei coniugi noti come la famiglia nel bosco, è intervenuto da Vasto l’8 settembre 2026 sul controverso caso dei bambini prelevati a novembre. Cantelmi ha preso posizione in seguito alle notizie sul procedimento disciplinare che coinvolge Veruska D’Angelo, l'assistente sociale legata alla vicenda, marcando una chiara distinzione tra le critiche all'operato dei servizi sociali e gli attacchi personali rivolti alla professionista.

“Non amo il giustizialismo”, ha dichiarato Cantelmi, spiegando di aver espresso un'opinione dissenziente sull'operato del servizio sociale.

Ha precisato di non voler imputare malafede e di non approvare l'avvio di procedimenti disciplinari. Nella medesima dichiarazione, ha augurato a D’Angelo di poter proseguire la sua attività professionale con serenità, pur mantenendo fermo il suo giudizio critico sulle competenze dimostrate nella gestione del delicato caso.

Critiche alla gestione preliminare al prelievo

Il fulcro delle osservazioni di Cantelmi si concentra sui mesi antecedenti il prelievo dei bambini. Lo psichiatra ha evidenziato errori nella gestione del rapporto con la coppia genitoriale, citando specificamente la carenza di mediazione linguistica, la scarsa conoscenza della complessa storia familiare e l'incapacità di instaurare un rapporto cooperativo e collaborativo efficace con i genitori.

Cantelmi ha inoltre richiamato il ruolo precedentemente svolto dal servizio sociale di Bologna, che aveva incoraggiato Catherine a fare ritorno a Palmoli con fiducia e a riallacciare i contatti con l'ente locale. Questo episodio è stato presentato come un termine di confronto significativo rispetto al tipo di relazione instaurata successivamente con la famiglia nel contesto abruzzese.

Le modalità dell'intervento di novembre

Un ulteriore profilo di critica riguarda le modalità concrete del prelievo dei bambini. Cantelmi ha ricordato che l'intervento è stato eseguito a novembre, nel tardo pomeriggio e al buio, con la presenza di due gazzelle dei Carabinieri di scorta e circa dieci persone. Le obiezioni si sono concentrate sull'uso delle forze dell'ordine, sulla rarità degli incontri, sull'assenza di un legame empatico e collaborativo e sulla mancata valutazione di possibili alternative all'azione intrapresa.