Una significativa protesta di agricoltori ha scosso la Sicilia il 28 settembre 2026, con trattori in mobilitazione contro il caro-carburante e l’insostenibile aumento dei costi di produzione. La mobilitazione ha interessato diverse arterie stradali chiave, mettendo in luce il grave disagio del comparto agricolo isolano.
Lungo la strada statale Palermo-Agrigento, un gruppo di agricoltori affiliato all’associazione Agrisat ha organizzato un sit-in nei pressi dello svincolo di Bolognetta. Successivamente al presidio, i manifestanti hanno attuato un blocco del traffico, paralizzando l'arteria per evidenziare le loro criticità economiche.
Contemporaneamente, dall’alba, altri agricoltori provenienti da Gela, Niscemi e Butera, in provincia di Caltanissetta, hanno avviato un sit-in a Ponte Olivo, su un tratto della strada statale 117 bis Gela-Catania. Qui, i trattori sono stati fermati per protestare contro l’aumento spropositato sia del carburante che dei costi di produzione. È stato precisato che, al momento della notizia, gli agricoltori a Ponte Olivo mantenevano un presidio statico, senza bloccare il traffico.
Le pressanti richieste dei produttori agricoli
I produttori agricoli in protesta chiedono con urgenza misure concrete e sollecitano sindaci e rappresentanti politici a intervenire sulla grave situazione economica delle aziende agricole.
Il loro grido di allarme è stato inequivocabile: “Non vogliamo morire di fame”. Il presidio di Ponte Olivo è stato annunciato come destinato a proseguire anche nei giorni successivi, a conferma della determinazione a mantenere alta l'attenzione.
Franco Calderone, presidente di Agrisat, presente alla protesta di Bolognetta, ha collegato il rincaro del gasolio agricolo agli oneri necessari per arare e coltivare. Calderone ha esemplificato la gravità della situazione indicando in 300 euro il costo quotidiano di gasolio per un trattore in lavorazione, definendo insufficiente un abbattimento di soli 15 centesimi. Ha inoltre esteso il dibattito, connettendo il tema del carburante al prezzo finale dei prodotti alimentari, citando il caso del pomodorino a 7 o 8 euro.
Il nodo cruciale dei costi e la crisi della coltivazione
Calderone ha invocato per gli agricoltori l'introduzione di un gasolio a un "prezzo politico", sostenendo che i ribassi alla pompa non incidono adeguatamente sui costi aziendali. Ha richiamato l'attenzione sulla zona di Enna, il "granaio della Sicilia", dove il 90% dei terreni risulta incolto, poiché coltivarli con gli attuali prezzi del gasolio è diventato economicamente impossibile. Questo scenario prefigura un progressivo abbandono dei campi e una perdita significativa per l'agricoltura regionale.
Nel contesto di questa mobilitazione, gli agricoltori hanno evidenziato ulteriori difficoltà che affliggono le loro aziende, tra cui gli incendi e il dilavamento dei terreni, fattori che si aggiungono ai già elevati costi di gestione e mettono a rischio la sopravvivenza delle attività agricole nell'isola.