Luciano Garofano, ex generale dell’Arma e già comandante del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri nel 2007, anno in cui fu tragicamente uccisa Chiara Poggi, è stato recentemente ascoltato come testimone dalla Procura di Pavia. L’audizione, durata oltre un’ora e svoltasi nell’ambito del complesso caso Garlasco, si colloca a poche ore dalla chiusura delle indagini preliminari. Garofano ha confermato l’incontro con gli inquirenti pavesi, ma ha mantenuto uno stretto riserbo sul contenuto del confronto.

Interrogato sulla natura e i dettagli di quanto emerso durante l'incontro, l’ex generale ha dichiarato in modo conciso: “Confermo l'incontro ma non posso rivelare alcunché”.

Il muro di silenzio eretto sul faccia a faccia con la Procura alimenta le speculazioni. Nonostante nel quadro dell’indagine vi sia chi ipotizza una possibile svolta, l’ex comandante del RIS non ha fornito alcun elemento aggiuntivo che potesse chiarire il merito delle attività svolte dagli uffici giudiziari di Pavia.

Le dichiarazioni dopo l’audizione

Garofano ha risposto anche a una specifica domanda sull’eventualità che la sua audizione potesse preannunciare un cambiamento significativo nell’inchiesta. La sua replica è stata perentoria: “Non faccio commenti sull'indagine poi deduca lei. Aspettiamo il 415 bis”. Questa dichiarazione, pur non entrando nel merito degli accertamenti in corso, rinvia a un passaggio procedurale cruciale, indicato dallo stesso ex generale, che potrebbe segnare un punto di svolta.

Il ruolo di Garofano richiamato nel contesto del caso Garlasco è strettamente legato all’attività del RIS dei Carabinieri nel 2007. In quell’anno, infatti, egli comandava il reparto scientifico dell’Arma, proprio nel periodo in cui furono avviate le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. La Procura di Pavia lo ha ascoltato in qualità di testimone, e non come indagato, per un periodo superiore all’ora, sottolineando l'importanza della sua testimonianza per la ricostruzione degli eventi.

Il significato del 415-bis

L’articolo 415-bis del codice di procedura penale è una norma fondamentale che disciplina l’avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari. Questa disposizione prevede che, prima della scadenza del termine stabilito per le indagini, il pubblico ministero, qualora non intenda chiedere l’archiviazione del caso, debba notificare un avviso specifico sia alla persona sottoposta alle indagini sia al suo difensore.

Il riferimento esplicito fatto da Garofano al 415-bis riguarda, pertanto, un atto procedurale direttamente connesso alla fase conclusiva delle indagini preliminari. Nel contesto del caso Garlasco, l’ex generale ha scelto di limitare le proprie dichiarazioni alla semplice conferma dell’incontro con la Procura di Pavia e all’attesa di questo atto formale, astenendosi dal formulare qualsiasi valutazione sull’indagine in corso o dal riferire elementi specifici del colloquio avuto con gli inquirenti.