Un'operazione della Guardia di Finanza ha portato al sequestro preventivo di riso commercializzato come biologico, per un valore superiore ai 10 milioni di euro. L'intervento, eseguito il 17 settembre 2026 nel Pavese, nella Lomellina, ha svelato un presunto sistema di frode in commercio e truffa per l'ottenimento di contributi pubblici. Le indagini hanno coinvolto 14 aziende agricole e 17 persone, accusate di aver coltivato il riso con sostanze non ammesse nella produzione biologica.

Tra gli indagati figura Paolo Pietro Gianni Ghiselli, sindaco di Sartirana e amministratore di un'azienda agricola.

Il provvedimento di sequestro, disposto dal giudice per le indagini preliminari, mira alla confisca dei presunti profitti illeciti generati. L'inchiesta si concentra su circa 40mila tonnellate di riso immesse sul mercato con la falsa etichetta di prodotto biologico.

Le contestazioni e il danno economico

Gli investigatori contestano alle aziende un meccanismo che avrebbe permesso la vendita di riso a prezzo maggiorato, sfruttando la qualifica di biologico, e l'accesso indebito a contributi pubblici. I presunti profitti illeciti dalla commercializzazione ammontano a oltre 9,8 milioni di euro. A questi si sommano circa 400mila euro di erogazioni pubbliche, legate alla Politica Agricola Comune (PAC) e a bandi regionali, ottenuti grazie alla dichiarata produzione biologica.

Il riso veniva proposto come biologico, giustificando un prezzo di vendita superiore. La qualità del prodotto, secondo l'accusa, non corrispondeva a quanto dichiarato, essendo stato coltivato con prodotti non consentiti. L'uso di fitofarmaci e fertilizzanti vietati nel biologico avrebbe permesso rese per ettaro superiori a quelle compatibili con il biologico. La frode si articola nella vendita ingannevole e nell'ottenimento fraudolento di finanziamenti pubblici.

L'avvio dell'indagine e i controlli

L'indagine è partita nel 2023, a seguito di segnalazioni di FederBio. Le verifiche si sono concentrate sulla discordanza tra quantità di produzione dichiarate e l'estensione dei terreni destinati alle coltivazioni biologiche. A supporto dell'operazione della Guardia di Finanza, sono intervenuti gli ispettori dell'Icqrf, organismo del Ministero dell'Agricoltura deputato al contrasto delle frodi agroalimentari.