Le indagini sul furto delle opere di Antonello da Messina, avvenuto il 15 agosto 2026 a Messina, si concentrano su una nuova e significativa ipotesi: la possibile presenza di una donna all'interno della banda responsabile del colpo. Questo elemento emerge dall'attenta analisi delle immagini catturate dai sistemi di videosorveglianza, che hanno ripreso una figura dalla corporatura particolarmente esile. La persona in questione indossava uno zainetto di stoffa sulle spalle, un casco di tipo jet, caratterizzato dall'apertura frontale, e una maglietta scura, strategicamente posizionata per occultare il marchio del casco e renderlo irriconoscibile.
Dettagli dalle immagini di videosorveglianza
L'esame approfondito dei filmati ha rivelato un particolare che ha ulteriormente alimentato le speculazioni degli investigatori. Sulla parte anteriore della maglietta indossata dalla figura ripresa, è visibile un'ombra che è stata interpretata come il segno di una rotondità, un dettaglio che rafforza l'idea che tra i membri della cosiddetta "banda del museo" potesse esserci una donna. Il furto, per la sua entità e per il valore delle opere sottratte, è già stato classificato come uno dei più rilevanti colpi d'arte registrati in Italia negli ultimi anni, suscitando ampio clamore e preoccupazione.
Tra gli elementi concreti acquisiti dagli inquirenti vi è anche una delle due magliette scure utilizzate dai ladri proprio con l'intento di coprire i caschi e, di conseguenza, renderli non identificabili.
I caschi, come descritto dalle prime ricostruzioni, erano di due tipologie distinte: uno integrale e uno jet. Una delle due magliette, persa accidentalmente per strada durante la concitata fase della fuga, è stata recuperata ed è ora nelle mani degli investigatori, rappresentando un potenziale elemento chiave per le indagini.
L'inchiesta della Procura di Messina e le verifiche sul sistema d'allarme
L'inchiesta giudiziaria è stata avviata e coordinata dalla Procura di Messina, con il procuratore Antonio D’Amato alla guida e il supporto dei sostituti Maria Di Mulo e Massimo Trifirò. Le operazioni investigative sono condotte congiuntamente dalla Squadra mobile e dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, che si avvalgono anche del prezioso contributo di personale specializzato giunto direttamente da Roma.
Le verifiche proseguono su molteplici fronti, sia a livello nazionale che internazionale, mantenendo un rigoroso riserbo per non compromettere l'esito delle delicate attività in corso.
Un aspetto cruciale dell'indagine riguarda il funzionamento del sistema d'allarme del museo al momento del furto. Dalle prime ricostruzioni e dai rilievi effettuati, è emerso che, sebbene la maggior parte delle partizioni dell'impianto di sicurezza fosse regolarmente attiva, una sezione specifica risultava disattivata. Questa partizione corrisponde proprio al punto da cui i ladri avrebbero presumibilmente fatto ingresso nella struttura. Questo dettaglio è ora sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori e viene attentamente esaminato in correlazione con i filmati di videosorveglianza e con gli oggetti recuperati in seguito alla fuga dei malviventi.
La segnalazione al 112 e la scoperta delle opere
La Questura di Messina ha recentemente reso pubblico l'audio della telefonata pervenuta al numero di emergenza 112, la quale ha fornito la prima segnalazione della presenza dei dipinti rubati, ritrovati appoggiati sul muretto di recinzione esterno del museo. La chiamata è stata registrata alle 21:02, circa quindici minuti dopo l'orario in cui le telecamere interne del Museo regionale Accascina avevano immortalato il momento esatto del furto delle preziose opere di Antonello da Messina. A notare per prima,