Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi sono stati rinviati a giudizio davanti alla Corte d’Assise di Verona per la tragica morte dei tre carabinieri, vittime dell’esplosione avvenuta nel casolare di Castel d’Azzano, alle porte di Verona, nella notte del 14 ottobre 2025. La decisione è stata pronunciata il 17 settembre 2026 dalla Gup Beatrice Marini, aprendo la strada al processo che prenderà il via il 26 ottobre 2026, presieduto dal collegio guidato da Raffaele Ferraro.
I tre fratelli sono imputati per strage, detenzione di esplosivi e minacce. Franco Ramponi, 66 anni, era presente in aula, mentre Dino Ramponi, 64 anni, e Maria Luisa Ramponi, 60 anni, hanno seguito l’udienza rispettivamente dal carcere di Trento e da quello di Vicenza.
L’esplosione nel casolare ha causato la morte di tre militari dell’Arma e il ferimento di ben 26 persone.
Le Accuse e le Richieste Respinte
La Procura di Verona contesta ai tre fratelli la strage in concorso e l’omicidio plurimo premeditato. Secondo l’impostazione accusatoria, i Ramponi avrebbero predisposto una reazione all’intervento delle forze dell’ordine, saturando l’abitazione di gas e preparando l’esplosione. A Maria Luisa Ramponi viene attribuito l’innesco materiale dello scoppio, mentre a Franco e Dino è riconosciuto un ruolo nella preparazione del piano.
La Gup Beatrice Marini ha rigettato tutte le richieste avanzate dalle difese, incluse quelle relative a una perizia in incidente probatorio sulla capacità di intendere e volere dei tre imputati.
È stata respinta anche l’istanza dell’avvocato Enrico Bastianello, difensore di Dino Ramponi, che aveva chiesto il non luogo a procedere per strage, sostenendo che il suo assistito si trovasse fuori dal casolare al momento della deflagrazione.
Vittime, Feriti e Parti Civili
In aula erano presenti anche alcuni dei feriti dalla deflagrazione e diversi parenti delle vittime. Fredile Bernadello, padre di Davide, ha espresso piena fiducia nella magistratura. Le tre vittime, ricordate negli atti del procedimento, erano Davide Bernardello, Valerio Daprà e Marco Piffari.
Nel procedimento sono state ammesse 15 costituzioni di parte civile. Tra queste figura anche la compagna di Valerio Daprà, un carabiniere di 56 anni che era originario di Padova e in servizio nel Padovano al momento dell’esplosione.