La Procura di Genova ha formalmente concluso le indagini preliminari nei confronti di Mohammad Hannoun, figura di spicco come attivista e presidente dell’Associazione palestinesi in Italia. Hannoun era stato arrestato lo scorso 27 dicembre con l’accusa di terrorismo internazionale, specificamente legata a presunti finanziamenti diretti ad Hamas, veicolati attraverso una complessa rete di associazioni di beneficenza. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato anche ad altri cinque indagati: Riyad Albustanji, Yaser Elasaly, Raed Dawoud, Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa e Khalil Abu Deiah.

Il provvedimento della magistratura genovese riguarda complessivamente sei delle sette persone inizialmente finite in carcere nove mesi fa nell'ambito della stessa inchiesta. Tra questi, Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud permangono in stato di detenzione, distribuiti nelle carceri di alta sicurezza di Terni, Rossano Calabro, Ferrara e Sassari. L'indagine, condotta dal pubblico ministero Luca Monteverde, dall'aggiunto Marco Zocco e dal procuratore Nicola Piacente, ha visto stralciate le posizioni di altri indagati dal fascicolo principale, che prosegue ora con i nomi sopra menzionati.

Le accuse: un presunto sistema di finanziamento ad Hamas

Al centro dell'accusa vi è un articolato sistema di raccolta fondi che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato destinato all'organizzazione palestinese Hamas, pur essendo presentato come attività di pura beneficenza.

La ricostruzione investigativa ha evidenziato donazioni per un valore complessivo stimato in 18 milioni di euro nell'arco di 25 anni. Di questa cifra, un importo di almeno 7 milioni di euro è ritenuto essere stato specificamente indirizzato all'organizzazione terroristica.

Mohammad Hannoun, 63 anni, architetto di professione e residente a Genova da oltre quarant'anni, è indicato come uno dei principali artefici di questo presunto schema. La chiusura delle indagini preliminari rappresenta un passaggio cruciale che precede l'eventuale richiesta di rinvio a giudizio degli indagati.

I prossimi passi giudiziari e la custodia cautelare

I magistrati inquirenti hanno l'obiettivo di formulare la richiesta di rinvio a giudizio per i quattro indagati ancora detenuti entro la fine di dicembre.

Questa tempistica è fondamentale poiché consentirebbe di sottoporre al giudice anche la richiesta di rinnovo della custodia cautelare in carcere. In assenza di tale rinnovo entro i termini previsti, per i detenuti scatterebbe automaticamente la scarcerazione, un esito che la Procura intende evitare per la gravità delle accuse.

I ricorsi della difesa e le future udienze

Sulle posizioni di Hannoun, Albustanji, Elasaly e Dawoud pende attualmente un secondo ricorso presentato dai rispettivi difensori dinanzi alla Corte di Cassazione. È importante ricordare che in un precedente grado di giudizio, la Suprema Corte aveva già annullato con rinvio al tribunale del Riesame l'ordinanza di arresto. In quell'occasione, la Cassazione aveva richiesto una rivalutazione complessiva del quadro probatorio, un esame più puntuale delle cosiddette “fonti aperte” e l'accertamento di elementi specifici che dimostrassero la consapevolezza degli indagati riguardo alla “finalità terroristica” dei presunti finanziamenti. Le prossime udienze saranno cruciali per definire il futuro processuale degli indagati.