La quinta sezione della Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi su una questione di legittimità costituzionale, sollevata contro le norme che negano all'imputato l'ascolto diretto delle intercettazioni a suo carico. L'iniziativa, presentata a Napoli il 14 settembre 2026 dall'avvocato cassazionista Dario Vannetiello del Foro di Napoli, si inserisce nel processo sulle infiltrazioni del clan dei Casalesi in Veneto, la cui decisione della Suprema Corte è attesa per il 6 ottobre 2026.

Il legale sostiene l'incompatibilità delle attuali regole sull'accesso alle registrazioni con il diritto di difesa e con un effettivo contraddittorio.

L'avvocato Vannetiello assiste in questo procedimento Luciano Donadio, imprenditore edile identificato dalla magistratura come il presunto referente di spicco del clan nel territorio veneto. Donadio era stato condannato per 63 reati a 41 anni e 4 mesi di reclusione, pena poi ridotta a 30 anni in appello per l'applicazione del principio moderatore.

Le norme sotto esame e la sfida al diritto di ascolto

Gli articoli del codice di procedura penale contestati dalla difesa sono il 268 comma 6 e l'89 bis. Queste disposizioni limitano l'ascolto delle intercettazioni, consentendolo esclusivamente ai difensori presso gli uffici delle Procure della Repubblica. La questione mira a stabilire la legittimità di negare all'imputato l'ascolto diretto delle conversazioni che lo riguardano, sia quelle a carico sia quelle potenzialmente utili alla difesa.

Il ricorso evidenzia le difficoltà legate all'effettiva comprensione del vasto materiale intercettato, specialmente in procedimenti complessi. Il problema si acuisce nei maxi processi con migliaia di registrazioni, dove gli interlocutori usano spesso dialetti, lingue straniere, soprannomi o espressioni gergali, rendendo l'interpretazione ardua. Una questione analoga è stata già sollevata dal Gup di Trento in un procedimento con conversazioni in lingua straniera, evidenziando la diffusione della problematica.

Se la norma fosse dichiarata incostituzionale, come sostenuto da Vannetiello, anche gli imputati detenuti potrebbero ascoltare direttamente le intercettazioni, garantendo una partecipazione più piena al proprio processo.

Il processo sulle infiltrazioni del clan dei Casalesi in Veneto

Il procedimento al centro della questione costituzionale riguarda le condanne emesse dalla Corte d'Appello di Venezia nell'ottobre 2024, successive alla sentenza di primo grado del Tribunale di Venezia del 5 giugno 2023. Il processo è incentrato sulla presunta infiltrazione del clan dei Casalesi in Veneto, con un gruppo criminale di origine campana che avrebbe stabilito la sua base principale a Eraclea.

Tra gli imputati chiave figura l'imprenditore edile Luciano Donadio, indicato dall'accusa come il presunto vertice di un'articolazione autonoma del clan nel territorio veneto. La sua condanna in appello, come già menzionato, è stata ridotta a 30 anni.

La difesa ha presentato 26 motivi di ricorso alla Cassazione. Tra questi, oltre alla questione di legittimità costituzionale sulla normativa, viene contestata anche l'utilizzabilità delle intercettazioni. La decisione definitiva della quinta sezione della Corte di Cassazione è, quindi, attesa per il 6 ottobre 2026, data cruciale per l'esito di questo complesso procedimento.