Il 4 settembre 2026, il Gup del Tribunale di Pordenone ha emesso la sentenza di condanna per l'omicidio di Vladimir Topjana, il 43enne di origini albanesi ucciso a colpi di pistola il 6 aprile 2025 davanti a un bar di Fontanafredda, nel Pordenonese. Rogert Shota, 35 anni, è stato condannato a 14 anni di reclusione, mentre il padre Pren Shota, 67 anni, ha ricevuto una pena di nove anni. Entrambi gli imputati, accusati di concorso nell'omicidio, avevano optato per il rito abbreviato.

La sentenza ha inoltre stabilito un risarcimento di 200.000 euro ciascuno per i quattro familiari della vittima.

Le pene inflitte risultano inferiori rispetto alle richieste della Procura, che aveva sollecitato 16 anni di reclusione per Rogert Shota e dieci anni per Pren Shota. Nello specifico, la condanna per il figlio è stata ridotta di due anni rispetto all'accusa, e quella per il padre di un anno.

La dinamica dell'omicidio

La ricostruzione degli eventi che hanno portato all'omicidio di Vladimir Topjana indica una prima lite avvenuta a Sacile. Successivamente, le parti si sono incontrate nuovamente davanti a un locale a Fontanafredda, dove la discussione è rapidamente degenerata in una violenta colluttazione. Durante lo scontro fisico, Vladimir Topjana ha strappato il lobo dell'orecchio a Pren Shota.

In quel frangente, Rogert Shota ha estratto una pistola e ha esploso due colpi. Uno dei proiettili ha colpito la vittima all'addome, mentre l'altro, rivelatosi fatale, ha raggiunto la testa. L'episodio si è verificato la sera del 6 aprile 2025, davanti a un bar di Fontanafredda, e ha causato la morte del 43enne di origini albanesi.

Le indagini e il ritrovamento dell'arma

Vladimir Topjana, la vittima, risiedeva a Cordenons e svolgeva la professione di autotrasportatore. I condannati, Rogert e Pren Shota, padre e figlio, erano residenti a Sacile. Il luogo preciso dell'aggressione è stato identificato nel piazzale antistante il Bar Sporting di Fontanafredda, in via Buonarroti. Le indagini successive alla sparatoria hanno portato al ritrovamento di un secondo proiettile, rimasto incastrato tra le grate di un negozio di serramenti situato di fronte al punto in cui l'uomo è stato ucciso.

Immediatamente dopo gli spari, padre e figlio si sono allontanati rapidamente a bordo di un'auto di colore bianco. Pren Shota è stato successivamente arrestato dai Carabinieri presso la sua abitazione, mentre il figlio, Rogert Shota, è stato rintracciato in Veneto in possesso della pistola utilizzata. L'arma, un elemento chiave delle indagini, è risultata essere stata rubata da un'abitazione a Ravenna nel mese di agosto precedente all'omicidio.