La Polizia di Stato ha eseguito nel Tarantino un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per 21 persone, ritenute componenti di un sodalizio mafioso con base operativa a Manduria, in provincia di Taranto. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari (Gip) di Lecce, Marcello Rizzo, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia (Dda) salentina. L'inchiesta complessiva conta 48 indagati.
La Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce contesta, a vario titolo, gravi reati. Tra questi figurano l'associazione mafiosa, l'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e spaccio, la detenzione illegale di armi da guerra con relativo munizionamento, il porto illegale di armi comuni da sparo con matricola abrasa, la ricettazione, il porto in luogo pubblico di ordigni esplosivi, l'estorsione e la rapina.
Tutte le contestazioni sono aggravate dal metodo mafioso, evidenziando la natura intimidatoria delle azioni.
Gli indagati chiave e le accuse specifiche
Tra i destinatari delle 21 misure cautelari spicca Vincenzo Stranieri, 66 anni, detto "Stellina", indicato come elemento di spicco della criminalità manduriana e già detenuto per altra causa. L'accusa gli attribuisce la guida del presunto clan anche durante la detenzione. Tra le persone raggiunte dall'ordinanza compaiono anche Pietro Tondo, indicato con ruolo di promotore, Anna Stranieri, figlia di Vincenzo, e Vincenzo D’Amicis, figlio di Anna. D’Amicis risulta già condannato per l'omicidio di Natale Nasser Bathjiari, avvenuto a Manduria nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2022.
Nell'inchiesta, 17 persone rispondono specificamente di associazione di tipo mafioso. Le attività illecite contestate riguardano soprattutto il racket delle estorsioni e il traffico di sostanze stupefacenti. Le estorsioni, con base operativa a Manduria, avrebbero colpito anche i beneficiari di case popolari, il servizio 118 e imprese edili. Il quadro accusatorio indica che i reati sarebbero stati commessi avvalendosi della forza di intimidazione, delle condizioni di assoggettamento e di omertà riconducibili al clan, o con l'obiettivo di agevolarne l'operatività.