A Firenze, Yamen Badr, un agricoltore di origini tunisine, è stato condannato il 25 settembre 2026 a 16 anni di reclusione. La sentenza, emessa con rito abbreviato, lo ha riconosciuto colpevole del tentato omicidio aggravato dai maltrattamenti in famiglia nei confronti della moglie. L'efferata aggressione si è verificata la sera del 9 agosto 2025 all'interno dell'abitazione della coppia, situata a Montebeni, nel comune di Fiesole. La vittima, una donna fiorentina, ha riportato gravissime ferite da taglio e traumi vertebrali che l'hanno resa tetraplegica, una condizione permanente e devastante.

Il giudice Alessandro Moneti ha accolto la richiesta formulata dalla pubblica ministero Alessandra Falcone, la quale aveva inizialmente proposto una pena di 24 anni. Tale richiesta è stata poi ridotta di un terzo, come previsto dalla normativa per chi sceglie il rito abbreviato. Prima della lettura della sentenza, l'imputato ha rilasciato dichiarazioni spontanee in aula, facendo riferimento al suo stato psicofisico alterato dall'assunzione di stupefacenti nel periodo in cui si sono svolti i fatti. “Non stavo bene perché in quel periodo assumevo droga”, ha affermato Badr, cercando di fornire una spiegazione al proprio agire.

La drammatica ricostruzione dell’aggressione e anni di maltrattamenti

Le indagini e il processo hanno delineato un quadro agghiacciante dell'episodio. L'uomo è stato ritenuto pienamente responsabile di aver sferrato numerosi e violenti colpi di roncola contro la moglie. Al momento dell'aggressione, le due figlie minori della coppia erano presenti in casa, testimoni involontarie della brutale violenza. L'accusa ha evidenziato come questo episodio non fosse isolato, ma rappresentasse il culmine di anni di vessazioni e umiliazioni subite dalla donna. Tra i comportamenti aggressivi e denigratori ricostruiti nel corso del procedimento, figurano insulti proferiti anche di fronte ai suoceri e alla babysitter.

L'imputato avrebbe inoltre denigrato la moglie per il modo in cui educava le figlie e, in un'occasione, avrebbe affermato davanti ai suoceri di averla sposata esclusivamente per motivi economici.

La roncola agricola utilizzata nell'aggressione aveva una lunghezza di circa trenta centimetri, un'arma capace di infliggere danni devastanti. La vittima, identificata come Sofia, 43 anni, è stata colpita in punti vitali del corpo: alla nuca, al collo, al petto e alla schiena, subendo lesioni gravissime che hanno compromesso irrimediabilmente la sua salute. L'aggressore, 45 anni, è stato prontamente arrestato dai carabinieri pochi minuti dopo l'accaduto, ponendo fine alla sua furia. Le carte dell'inchiesta, meticolosamente coordinata dalla pm Falcone, hanno descritto in dettaglio una serie di comportamenti aggressivi, denigratori e vessatori, caratterizzati da offese costanti, derisioni e contestazioni continue sulla gestione delle figlie minori, delineando un contesto di violenza domestica prolungata.

Le strategie difensive e l'esito della sentenza

Nel corso dell'udienza preliminare del 4 luglio 2026, i difensori dell'imputato, gli avvocati Samuele Zucchini ed Elisa Marino, avevano depositato una consulenza medicolegale. Tale perizia mirava a dimostrare l'esistenza di un vizio parziale di mente al momento dei fatti, un elemento che, se riconosciuto, avrebbe potuto influenzare la misura della pena. Tuttavia, la decisione del giudice ha portato a una condanna significativa. Dopo la lettura della sentenza, il difensore Samuele Zucchini ha espresso il proprio dissenso riguardo alla severità della pena inflitta, ribadendo e richiamando la consulenza medicolegale presentata dalla difesa, suggerendo che la valutazione del tribunale non avesse pienamente tenuto conto di tale aspetto.