Il Tribunale di Bari ha disposto l'archiviazione del procedimento penale che vedeva coinvolta Anita Maurodinoia, ex assessora regionale ai Trasporti della Puglia, e altri quaranta indagati, inclusi alcuni pregiudicati baresi. La decisione riguarda uno stralcio dell'inchiesta "Codice interno", incentrata sull'ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso per le elezioni amministrative di Bari del 2019.
La Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Bari aveva richiesto l'archiviazione dopo approfondimenti sulla posizione dell'ex assessora. La contestazione ipotizzava un suo presunto coinvolgimento nella compravendita di voti dalla criminalità organizzata per le comunali baresi del 2019, elezioni in cui Maurodinoia fu eletta in Consiglio comunale.
Nello stesso contesto, fu eletta anche Maria Carmen Lorusso, moglie dell'ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, anch'essa imputata nel procedimento.
La decisione del gip e le motivazioni dell'archiviazione
Il gip Alfredo Ferraro ha accolto la richiesta di archiviazione il 9 aprile 2026. La richiesta era stata avanzata a marzo 2026 dai pm Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino. Nel provvedimento, il gip ha condiviso le argomentazioni della Procura e ha evidenziato che, per Maurodinoia e altri sedici indagati, il reato contestato risultava comunque prescritto.
Per altri ventisei indagati, il provvedimento ha stabilito che i reati non sussistono. Nel corso degli accertamenti, una richiesta della Procura del maggio 2019 per intercettare d'urgenza Maurodinoia, allora consigliera comunale, era stata rigettata.
Gli elementi acquisiti successivamente nell'indagine "non hanno prodotto ulteriori evidenze" utili a formulare contestazioni di voto di scambio politico-mafioso.
L'ampio contesto dell'inchiesta "Codice interno"
L'inchiesta "Codice interno" ha investigato i presunti rapporti tra politica, criminalità organizzata e raccolta di consensi. Nel febbraio 2024, l'operazione aveva portato a 130 arresti; 109 imputati sono stati condannati con rito abbreviato. Tra le figure centrali del procedimento c'è l'ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, condannato in primo grado a nove anni per un presunto accordo con clan baresi.