Dalle mura del carcere di Terni, Riccardo Menenti ha indirizzato una lettera all'edizione umbra del Messaggero, pubblicata il 26 settembre 2026, per sostenere la posizione del figlio Valerio nel complesso procedimento giudiziario relativo all'omicidio di Alessandro Polizzi. Riccardo Menenti, oggi sessantasettenne, è stato condannato in via definitiva all'ergastolo per l'uccisione di Polizzi, avvenuta nella notte del 26 marzo 2013 a Perugia. In quella tragica circostanza, Julia Tosti, allora fidanzata della vittima, rimase ferita da un colpo di pistola all'interno della sua abitazione in via Ettore Ricci.

Il fulcro della missiva di Riccardo Menenti è l'affermazione perentoria: "Mio figlio doveva essere assolto". Valerio Menenti, trentaduenne ed ex fidanzato di Julia Tosti, è stato riconosciuto colpevole e condannato a sedici anni e mezzo di reclusione con l'accusa di essere il "mandante morale e materiale" dell'omicidio. La pena iniziale era stata fissata a ventisette anni. Nelle tre pagine scritte a mano, Riccardo Menenti ripercorre minuziosamente i cinque gradi di giudizio, basando la sua difesa su una perizia della cartella clinica del figlio. Secondo quanto sostenuto nella lettera, tale perizia dimostrerebbe inequivocabilmente che Valerio non si sarebbe mai allontanato dall'ospedale Silvestrini di Perugia, dove era ricoverato in attesa di un intervento chirurgico.

La ricostruzione giudiziaria e gli elementi chiave

La complessa vicenda giudiziaria ha posto al centro delle indagini il presunto passaggio delle chiavi dell'abitazione di Julia Tosti. Valerio Menenti, infatti, possedeva le chiavi da quando era sentimentalmente legato alla giovane. La ricostruzione avanzata dall'accusa ha ipotizzato che il figlio avesse consegnato le chiavi al padre Riccardo proprio in ospedale, poche ore prima che il delitto si consumasse. L'ingresso nell'appartamento di via Ettore Ricci, dove avvenne l'omicidio, costituisce uno degli elementi cruciali richiamati nel racconto processuale e nella lettera di Riccardo Menenti.

Un altro aspetto fondamentale citato nella missiva riguarda le immagini catturate dalle telecamere di videosorveglianza dell'ospedale Santa Maria della Misericordia.

Le riprese avrebbero mostrato Riccardo Menenti uscire e rientrare dalla struttura ospedaliera per un breve lasso di tempo. L'accusa ha sostenuto che Valerio sarebbe stato raggiunto dal padre in un punto cieco dell'impianto di sorveglianza, lontano dagli occhi elettronici. Nonostante le condanne, Valerio Menenti ha sempre strenuamente dichiarato la propria innocenza. Dei sedici anni e mezzo di pena comminatagli, ne ha già scontati oltre tredici.

La situazione detentiva di Valerio Menenti

A partire dalla fine del 2024, Valerio Menenti aveva ottenuto il beneficio della semilibertà, un regime che gli permetteva di dedicare le mattinate al lavoro, facendo poi rientro nel carcere di Terni per la notte. Tuttavia, tale regime gli è stato successivamente revocato, interrompendo così il percorso di reinserimento che aveva intrapreso.