L'11 settembre 2026 a Catanzaro, Monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) e vescovo di Cassano allo Ionio, è intervenuto sulla morte di Denise, figlia di Lea Garofalo. Il suo discorso ha evidenziato la responsabilità della società civile e della Chiesa, richiamando al perdono, alla prevenzione e all'accompagnamento personale.

Savino ha collegato la morte di Denise a una domanda su ciò che poteva essere fatto prima. Il vescovo ha dichiarato: «Il primo pensiero è di chiedere perdono a Denise, se siamo venuti meno ad atteggiamenti propositivi o di accompagnamento, sia come società civile che come chiesa».

Le parole sono giunte dopo il suicidio della giovane, richiamata da Savino nel contesto delle vicissitudini della madre.

Appello alla responsabilità e alla vigilanza

L'episodio ha inciso sulla coscienza di Monsignor Savino, spingendolo a interrogarsi sulle mancanze nei percorsi di vicinanza e sostegno. Il vicepresidente della Cei ha posto la questione in termini di prevenzione, invitando società civile e Chiesa a riflettere su quanto non sia stato fatto in tempo.

Il vescovo ha richiamato la necessità di maggiore attenzione condivisa. L'appello dopo la morte di Denise è stato: «Cerchiamo di essere più vigilanti, mettiamoci più insieme. Prevalga la legalità, la giustizia del noi per evitare altri casi di Lea e Denise».

Savino ha unito il riferimento alla legalità con la "giustizia del noi", focalizzandosi sulle persone coinvolte e sull'importanza di non lasciare sole le fragilità.

Il contesto dell'intervento a Catanzaro

A Catanzaro, a margine di un incontro con la rettrice dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Monsignor Savino ha commentato la morte di Denise Cosco. In tale occasione, il vicepresidente della Cei ha sollevato interrogativi su prevenzione e accompagnamento, offrendo una riflessione sul rapporto tra comunità e istituzioni e sull'importanza di un impegno congiunto per la tutela delle vite più vulnerabili.