La Polizia Scientifica è tornata nell’abitazione di via Paganini a Terni, un luogo divenuto tristemente noto per il ritrovamento del corpo senza vita di Carlo Scimmi, un novantottenne, avvenuto il 16 settembre 2026. Questi nuovi e approfonditi accertamenti, condotti all'interno della residenza dell'anziano, si inseriscono in un’articolata ipotesi investigativa che suggerisce un collegamento diretto tra il decesso e un presunto tentativo di truffa perpetrato ai danni dell’uomo. A seguito di questi sviluppi, la Procura ha formalmente aperto un fascicolo contro ignoti, ipotizzando i gravi reati di omicidio preterintenzionale e tentata truffa, delineando così un quadro investigativo complesso e delicato.
Il più recente sopralluogo tecnico si è svolto venerdì mattina, con un’attenta pianificazione e il coordinamento diretto della Procura di Terni. Alle delicate operazioni sul campo ha attivamente partecipato anche il dirigente della Squadra Mobile di Terni, Lorenzo Lucattoni, a testimonianza dell'importanza attribuita al caso. I rilievi, di natura altamente specialistica, hanno visto impegnato il personale qualificato del Gabinetto di Polizia Scientifica di Terni, il quale è stato affiancato e supportato da un team di esperti provenienti dal reparto interprovinciale della Scientifica di Roma. Entrambe le squadre hanno operato congiuntamente all’interno dell’appartamento dove, alcune settimane fa, era stato tragicamente rinvenuto il corpo dell’anziano.
Le indagini e l'ipotesi della truffa
L’intera inchiesta giudiziaria si concentra intensamente sulla possibilità che Carlo Scimmi sia deceduto proprio mentre era in atto un tentativo di frode nei suoi confronti. Il fascicolo, aperto contro ignoti, non si limita alla sola ipotesi di tentata truffa, ma include anche la più grave accusa di omicidio preterintenzionale, evidenziando la serietà delle circostanze. In questo intricato contesto investigativo, gli accertamenti tecnici meticolosamente eseguiti nell’abitazione di via Paganini rivestono un’importanza cruciale, poiché sono finalizzati a raccogliere ogni singolo elemento utile e probatorio per ricostruire con la massima precisione la sequenza degli eventi accaduti il 16 settembre 2026.
Nel corso delle prime fasi dell’indagine, è emerso un significativo riferimento a una presunta truffa telefonica. Secondo quanto ricostruito, all’anziano sarebbe stato fatto credere, con un inganno, che il proprio figlio si trovasse in gravi difficoltà e fosse trattenuto in custodia presso la caserma dei carabinieri di Orvieto. Nel primo pomeriggio di quel fatidico 16 settembre, Carlo Scimmi, preoccupato, aveva effettivamente chiesto al suo badante di intraprendere il viaggio da Terni a Orvieto. L’allarme, tuttavia, è scattato poco dopo, e il figlio, allertato dalle Forze dell’ordine, ha poi fatto la tragica scoperta, trovando il corpo senza vita del padre a metà pomeriggio.
Il focus sull'appartamento di via Paganini
La presenza congiunta e l'operato sinergico della Scientifica di Terni e del reparto interprovinciale di Roma hanno permesso di dare un seguito concreto e approfondito alle verifiche già inserite nell’inchiesta avviata dalla Procura. L’appartamento di via Paganini continua a rappresentare il luogo centrale e nevralgico di tutti gli accertamenti, poiché è proprio lì che è stato rinvenuto il corpo di Carlo Scimmi e dove si concentra ogni sforzo per la ricostruzione dettagliata dei momenti immediatamente precedenti al suo decesso. Tra i vari elementi attentamente esaminati dagli inquirenti, figura anche l’ipotesi che l’anziano possa essere stato colto da un malore, un aspetto che gli investigatori stanno cercando di chiarire per comprendere appieno le dinamiche della tragedia.