A Milano, il 25 settembre 2026, l’avvocato Daniele Pizzi, legale della famiglia di Lidia Macchi, ha espresso la posizione dei familiari dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano. La Corte ha riconosciuto a Stefano Binda un indennizzo di 212mila euro come riparazione per l’ingiusta detenzione. Binda era stato assolto in via definitiva dall’accusa di omicidio della studentessa, uccisa il 5 gennaio 1987. L’avvocato Pizzi ha chiarito che la famiglia “non commenta questa decisione”, poiché il provvedimento è stato emesso in un procedimento giudiziario di cui i familiari non erano parte.
Il dolore della famiglia Macchi e la verità irrisolta
La dichiarazione del legale ha posto l’accento sul lungo tempo trascorso dall’omicidio di Lidia Macchi. Nel gennaio successivo alla pronuncia, infatti, ricorreranno i quarant’anni dal delitto, senza che il responsabile sia stato individuato né assicurato alla giustizia. Pizzi ha richiamato il mancato accertamento della verità su quanto accaduto nella notte del 5 gennaio 1987, sintetizzando il sentimento dei familiari con l’espressione “Resta però il dolore”. Questa persistente sofferenza per l’assenza di risposte definitive sull’autore dell’omicidio rimane centrale per la famiglia, al di là delle vicende processuali collaterali.
Il riferimento alla decisione della Corte d’Appello sull’indennizzo per ingiusta detenzione a favore di Stefano Binda, assolto definitivamente dall’accusa di omicidio, viene così inquadrato.
La famiglia Macchi, tramite il suo legale, non è entrata nel merito della quantificazione o della legittimità del risarcimento, ma ha ribadito la centralità dell’assenza di un accertamento giudiziario definitivo sull’autore dell’omicidio di Lidia.
Il percorso giudiziario per l’indennizzo a Stefano Binda
Il procedimento relativo all’indennizzo ha riguardato i 1.286 giorni trascorsi da Stefano Binda in carcere, tra il 15 gennaio 2016 e il 24 luglio 2019. Nel corso del percorso giudiziario legato alla riparazione per ingiusta detenzione, si erano già manifestate valutazioni economiche differenti. Inizialmente, era stata proposta una quantificazione di 303.000 euro, successivamente ridotta all’attuale cifra di 212.000 euro.
L’assoluzione definitiva di Binda dall’accusa di omicidio era stata confermata dalla Corte di Cassazione il 27 gennaio 2021.
Nel contesto di questa complessa vicenda giudiziaria, la Procura generale e l’Avvocatura dello Stato avevano sollevato obiezioni al risarcimento. Le loro contestazioni si basavano su specifici comportamenti e dichiarazioni di Binda, ritenuti rilevanti nella valutazione dell’errore giudiziario che aveva portato alla sua detenzione. La Cassazione,