I giudici della prima Corte d’Assise di Roma sono entrati in camera di consiglio il 28 settembre 2026 per deliberare sulle richieste di condanna avanzate dalla Procura di Roma. Il processo riguarda il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso in Egitto nel 2016. La sentenza, attesa per le ore 18, è destinata a pronunciarsi sul destino di quattro appartenenti ai servizi egiziani, indicati come 007 del Cairo, imputati in questo delicato procedimento.

Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha formulato richieste di condanna severe.

Per il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ritenuto l’uomo che avrebbe materialmente ucciso il ricercatore friulano, è stata sollecitata la pena dell’ergastolo. Per gli altri tre imputati – il generale Tariq Sabir, i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim – la Procura ha chiesto una condanna a 17 anni e mezzo di reclusione ciascuno. Questi quattro individui sono accusati di aver avuto un ruolo cruciale nella tragica vicenda di Regeni.

Il processo e le posizioni delle parti

La situazione processuale è complessa, dato che i quattro imputati risultano irreperibili. Nonostante la loro assenza, la prima Corte d’Assise di Roma è chiamata a esprimere un giudizio definitivo sulle gravi accuse di sequestro, torture e omicidio che pendono su di loro.

Un aspetto significativo del procedimento è la richiesta di risarcimento avanzata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, che, tramite l’Avvocatura dello Stato, ha sollecitato ai quattro imputati il pagamento di due milioni di euro.

Durante le fasi dibattimentali, l’accusa ha sostenuto che il movente dell’omicidio fosse legato a una presunta percezione di attività di intelligence ostile attribuita a Regeni. Una tesi contrapposta è stata presentata dalla difesa degli imputati, la quale ha attribuito la responsabilità dell’omicidio a gruppi terroristici attivi in Egitto negli anni in cui si è consumata la tragedia. La decisione dei giudici giunge al culmine di un lungo percorso processuale, dopo l’esposizione delle richieste della Procura e delle argomentazioni difensive.

La tragica scomparsa di Giulio Regeni

Giulio Regeni, un giovane ricercatore di 28 anni, scomparve al Cairo il 25 gennaio 2016. La sua sparizione destò immediata preoccupazione e mobilitazione. Il corpo senza vita del ricercatore fu ritrovato il 3 febbraio 2016, lungo la superstrada che collega il Cairo con Giza. Il ritrovamento rivelò segni evidenti di violenza e tortura, confermando i timori più cupi. Regeni si trovava in Egitto per svolgere un dottorato presso l’Università di Cambridge e stava conducendo una ricerca approfondita sulle trasformazioni del mondo del lavoro egiziano e sui sindacati indipendenti, un tema di grande rilevanza sociale e politica.