Christian Matheus De Oliveira Morando, il ventisettenne fermato per l’omicidio di Fabio Colapietro, ha reso dichiarazioni davanti al giudice per le indagini preliminari (gip) a Torino il 26 settembre 2026. L’indagato ha ammesso di aver causato la morte della vittima, ma ha fermamente sostenuto che si sia trattato di un gesto non premeditato, affermando: “Sì, l'ho ucciso, ma involontariamente”. Questa confessione è avvenuta durante l’interrogatorio seguito al suo fermo, dopo il macabro ritrovamento del corpo di Colapietro, rinvenuto cadavere e fatto a pezzi all’interno di un alloggio nella periferia torinese.

Il racconto fornito da De Oliveira Morando colloca l’episodio fatale nel contesto di un violento litigio, avvenuto in un periodo di prolungata assunzione di sostanze stupefacenti. Il gip ha rivolto all’indagato una domanda specifica, chiedendo se avesse cinto il collo della vittima con il braccio, un dettaglio cruciale che potrebbe chiarire le cause del decesso. La risposta, riferita dalla difesa, è stata perentoria: l’uomo “dice che non ricorda assolutamente” quel momento. Sempre secondo la ricostruzione della difesa, dopo l’accaduto sarebbero stati compiuti tentativi di rianimazione, con la pratica della respirazione bocca a bocca e del massaggio cardiaco, suggerendo un tentativo disperato di soccorso.

Le accuse e i fermi per l'omicidio di Fabio Colapietro

La vittima, Fabio Colapietro, aveva 39 anni ed era originario di Chivasso. Christian Matheus De Oliveira Morando, anch’egli di Chivasso, ha 26 anni ed è gravemente indiziato non solo di omicidio, ma anche di soppressione di cadavere. Il procedimento giudiziario è scaturito dal ritrovamento di un corpo smembrato in un appartamento situato nella zona nord della città di Torino. Nel fascicolo dell’inchiesta figurano anche due donne, anch’esse sottoposte a fermo. Le accuse a loro carico riguardano il favoreggiamento nei confronti del principale indagato e il concorso nella soppressione del cadavere, indicando una possibile complicità nella gestione del corpo dopo il decesso.

Tra le due donne fermate, una è una docente di 47 anni, originaria di Rieti, che risiedeva in affitto proprio nell’abitazione dove è avvenuto il ritrovamento. Per tutti e tre i fermati, l’attesa è concentrata sulla fissazione dell’udienza di convalida. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino ha il compito di fissare tale udienza entro 48 ore dalla richiesta di convalida, che la procura aveva già annunciato di voler presentare nelle ore immediatamente successive alla comunicazione ufficiale del fermo.

Il macabro ritrovamento nell'alloggio torinese

Le parti del corpo di Fabio Colapietro sono state rinvenute in condizioni raccapriccianti: alcune erano state occultate all’interno di sacchi neri, mentre altre erano state riposte in secchi e poi ricoperte con cemento a presa rapida, un tentativo evidente di occultamento e distruzione delle prove.

Il macabro rinvenimento è avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì, all’interno dell’alloggio situato nella periferia nord della città. L’allarme che ha dato il via alle indagini è stato lanciato dalla madre di De Oliveira Morando, la quale ha contattato il numero di emergenza 112, segnalando che il figlio aveva commesso un atto grave.