A Buenos Aires, nel processo sulla morte di Diego Armando Maradona, il cardiologo Ricardo Iglesias ha presentato una testimonianza chiave, sostenendo in tribunale che l'ex fuoriclasse argentino sia deceduto per un evento improvviso e inatteso. Secondo la sua valutazione, il cuore di Maradona era completamente normale e senza patologie rilevabili. Questa dichiarazione si pone in netto contrasto con le perizie precedenti e si inserisce nel procedimento giudiziario che vede imputati sette professionisti sanitari per la morte di Maradona, avvenuta il 25 novembre 2020 durante le cure domiciliari.
Iglesias ha categoricamente descritto il decesso come una morte improvvisa, escludendo nella sua analisi la presenza di elementi clinici che potessero anticipare un esito così tragico. In aula, ha ribadito: “È stata una morte improvvisa. Gli eventi acuti improvvisi sono inattesi e non c'erano segnali che facessero presagire un esito del genere”. La sua posizione contesta fermamente le precedenti perizie, le quali avevano invece evidenziato una cardiomiopatia dilatativa, un cuore ingrossato e la presenza di coaguli compatibili con un'agonia che si sarebbe protratta fino a 12 ore.
La contestazione delle perizie precedenti
Il cardiologo Ricardo Iglesias ha richiamato l'attenzione sugli accertamenti medici condotti nell'ultimo anno di vita di Maradona.
Ha specificato che erano stati eseguiti due ecocardiogrammi, che l'ex calciatore aveva superato tre interventi chirurgici e che era stato visitato da ben 17 medici, senza che in alcuna di queste occasioni fossero state rilevate patologie cardiache significative. Iglesias stesso aveva fatto parte della commissione medica interdisciplinare istituita nel 2021 per analizzare le circostanze del decesso, ma aveva firmato in dissenso il rapporto finale. Tale rapporto aveva giudicato la condotta dei sanitari come inadeguata, carente e imprudente, una valutazione che Iglesias non condivideva.
Durante l'interrogatorio, sono stati menzionati i sintomi riferiti nei giorni immediatamente precedenti la morte di Maradona, tra cui gonfiore, tachicardia, russamento e stanchezza.
Iglesias ha argomentato che tali segni non indicavano necessariamente un rischio cardiaco imminente. Ha inoltre riconosciuto episodi collegati a un quadro di ipertensione, suggerendo come possibili misure mediche una dieta priva di sale e l'importanza della mobilità.
Gli imputati nel procedimento
Nel processo sono coinvolti sette professionisti sanitari. Tra gli imputati figurano il neurochirurgo Leopoldo Luque e la psichiatra Agustina Cosachov. Altri nomi indicati nel procedimento includono Nancy Forlini, coordinatrice delle cure domiciliari di Swiss Medical, e lo psicologo Carlos.