La Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, ha manifestato l'intenzione di chiedere formalmente alle autorità competenti l’autorizzazione necessaria per poter incontrare i tre minori allontanati il 17 settembre 2026 dalla loro abitazione situata a Lanciano. Parallelamente, la Garante ha espresso la volontà di avviare un confronto approfondito e diretto con i servizi sociali locali coinvolti nella vicenda. I tre bambini, due dei quali sono stati prelevati direttamente dalla loro casa e la figlia maggiore, di sette anni, è stata raggiunta a scuola, si trovano attualmente ospitati in una casa famiglia.

In questa fase, non è loro consentito avere incontri di persona con i genitori.

Terragni ha espresso una "profonda e sentita preoccupazione" per le circostanze in cui si è verificata la vicenda, descrivendo l’allontanamento come un evento percepito come improvviso e avvenuto senza alcun preavviso. La Garante ha altresì evidenziato l’apparente assenza, fino al momento dell'intervento, di un percorso preventivo o di un'azione strutturata e continuativa da parte dei servizi sociali a supporto della famiglia. Il provvedimento di allontanamento, successivamente convalidato dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, indica come motivazione principale la presenza di presunte criticità igienico-sanitarie riscontrate all’interno dell’abitazione familiare.

Il fondamento giuridico e le alternative all'allontanamento

Il procedimento che ha condotto all'allontanamento dei minori è stato avviato in base all’articolo 403 del Codice civile. Questa specifica norma regola gli interventi d’emergenza che si rendono necessari quando un minore si trova esposto a un grave pregiudizio o a un pericolo imminente per la propria incolumità psico-fisica. La stessa cornice normativa è stata richiamata dalla Garante, la quale ha sottolineato con enfasi come il collocamento di un minore in una comunità di tipo familiare debba essere considerato una soluzione di ultima istanza, da applicare esclusivamente dopo aver scrupolosamente escluso ogni possibile alternativa meno invasiva e più rispettosa del legame familiare.

Marina Terragni ha posto un forte accento sulla necessità di valutare con la massima attenzione l'implementazione di misure alternative all’allontanamento. Ha suggerito, in particolare, la possibilità di attivare un percorso di sostegno concreto alla famiglia, mirato a facilitare il recupero e il ripristino delle condizioni igienico-sanitarie ritenute critiche, prima di ricorrere a un provvedimento così drastico e potenzialmente traumatico. Nel corso del suo intervento, la Garante ha anche fatto riferimento alle parole di don Maurizio Patriciello, persona che conosce la famiglia coinvolta, il quale ha affermato con chiarezza che "la povertà non può e non deve diventare una colpa". Il fulcro del ragionamento della Garante riguarda la priorità assoluta di esplorare e mettere in atto aiuti e soluzioni diverse e meno destabilizzanti per il nucleo familiare, prima di procedere con il collocamento dei bambini lontano dalla loro casa e dai loro affetti.

Il primo contatto tra genitori e figli

Dopo un periodo di sette giorni dall’allontanamento, i tre minori hanno finalmente avuto l'opportunità di stabilire un primo contatto con i loro genitori, Pietro Loffredo e Giovanna Orta, attraverso una videochiamata. Questo primo incontro virtuale ha visto inizialmente i due figli più piccoli, di quattro e tre anni, dialogare con i genitori, collegati dalla struttura protetta in cui sono stati collocati. Successivamente, in un momento distinto e separato, è avvenuto il contatto anche con la figlia maggiore, di sette anni, completando così il primo ricongiungimento, seppur a distanza, tra i membri della famiglia.