Ha preso il via il 18 settembre 2026, presso la Corte d’Assise di Trieste, il processo a carico di Olena Stasiuk, cittadina ucraina di 55 anni. La donna è accusata dell’omicidio volontario pluriaggravato del figlio Giovanni Trame, di nove anni. Il tragico evento si è verificato il 12 novembre a Muggia, in provincia di Trieste. Alla signora Stasiuk è stato riconosciuto un parziale vizio di mente, e il procedimento si svolge con giudizio immediato.

All’udienza inaugurale erano presenti l’imputata, assistita dagli avvocati Giacinto Di Silverio e Raffaele Cionfoli, e Paolo Trame, ex marito della donna e padre di Giovanni, che si è costituito parte civile.

L’accusa principale verte sull’omicidio volontario pluriaggravato. La valutazione sull’imputabilità dell’imputata sarà un punto centrale del percorso processuale, in seguito a una perizia psichiatrica che ha evidenziato un grave disturbo paranoide.

Richiesta interprete respinta in aula

Nel corso della prima udienza, i difensori di Olena Stasiuk avevano richiesto l’assistenza di un interprete. La Corte ha però respinto l’istanza, motivando la decisione con il fatto che l’imputata non aveva precedentemente avanzato tale richiesta e che, secondo la valutazione, comprende adeguatamente la lingua italiana per partecipare al dibattimento. A seguito di questa pronuncia, l’inizio dell’istruttoria è stato rinviato al 13 novembre 2026, alle ore 9:30, per l’audizione dei testimoni del pubblico ministero.

Il procedimento è giunto dinanzi alla Corte d’Assise dopo il rigetto della richiesta di rito abbreviato avanzata dalla difesa. L’udienza era stata fissata per il 18 settembre 2026. Al centro del dibattimento rimane l’accusa relativa alla morte di Giovanni Trame, avvenuta durante l’unico incontro settimanale non sorvegliato che Olena Stasiuk aveva ottenuto nell’ambito del lungo contenzioso con l’ex marito per l’affidamento del bambino.

La vicenda di Muggia e il quadro processuale

La vicenda giudiziaria si concentra sui fatti accaduti a Muggia il 12 novembre. Coinvolge la madre del bambino, il padre, costituitosi parte civile, e la Corte, chiamata a esaminare l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato. Il quadro processuale include il riconoscimento di un parziale vizio di mente per l'imputata.