La Corte d’Assise di Chieti ha disposto una perizia psichiatrica su Antonio Mancini, 70 anni, imputato per l’omicidio della moglie Cleria Mancini. La donna fu uccisa il 9 ottobre 2025 a Lettomanoppello, in provincia di Pescara, con due colpi di pistola esplosi in strada. L’incarico di valutazione è stato affidato al dottor Ildo Polidoro, con l’obiettivo di accertare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto e la sua eventuale pericolosità sociale.
Il processo è entrato nel vivo il 30 settembre 2026 davanti alla Corte d’Assise di Chieti.
Durante l’udienza sono stati ascoltati i Carabinieri intervenuti subito dopo l’omicidio, i consulenti della Procura e uno dei due figli della vittima. I figli di Cleria Mancini si sono costituiti parte civile nel procedimento, così come i nipoti della vittima, assistiti dall’avvocata Giuseppina D’Angelo.
Le prove emerse in aula
Nel corso dell’udienza, sono state mostrate le immagini di una telecamera di sorveglianza che ha ripreso l’intera azione delittuosa. La sequenza documenta il momento in cui la donna è stata colpita dai proiettili dopo essere stata avvicinata dal marito, dal quale viveva separata da cinque anni. Mancini si muoveva a bordo di un triciclo elettrico al momento dell’aggressione.
L’arma utilizzata, una pistola, era detenuta da diversi anni ed era appartenuta a un ex agente della Polizia Penitenziaria di Pescara.
La testimonianza del figlio ha delineato un quadro di violenze continue nei confronti della madre, sia sul piano fisico e psicologico che economico, nonostante la donna avesse continuato ad aiutarlo. Nella stessa giornata del 9 ottobre 2025, il figlio fu anch’egli minacciato di morte dal padre. L’imputato avrebbe inizialmente sostenuto di aver venduto la pistola per mancanza di denaro, ma l’arma è risultata essere quella poi impiegata contro la moglie, che in quel momento camminava a piedi pochi metri davanti al nipote.
Dettagli emersi dal dibattimento
Dalla ricostruzione dibattimentale è emerso che Mancini aveva il colpo in canna al momento dell’omicidio e portava con sé un ulteriore caricatore contenente 14 proiettili.
È stato inoltre rivelato che, quello stesso giorno, l’uomo aveva mostrato la pistola a diverse persone del paese. Tuttavia, nessuna di queste segnalò il possesso dell’arma a una pattuglia dei Carabinieri che era transitata nella zona poco prima dei fatti.