Il sabato di Serie C aveva acceso l’attesa anche a Catania, dove il Massimino si preparava ad accogliere la sfida contro il Barletta, valida per la sesta giornata del girone C. Fischio d’inizio fissato alle 20.30 e rossazzurri chiamati a dare continuità al prezioso 4-2 conquistato sul campo del Picerno. Dopo cinque gare e sei punti raccolti, la squadra etnea cercava un altro successo per rilanciare la propria classifica, sostenuta ancora una volta dal calore del pubblico di casa. Tanta l’attesa.
Gli scontri
A poco più di due ore dal fischio d’inizio, però, la vigilia è stata sconvolta da gravi disordini in piazza Montessori, nei pressi dello stadio.
Le prime ricostruzioni parlano di circa cento ultras del Catania appartenenti alle curve Nord e Sud. Le informazioni disponibili indicano quindi una contrapposizione interna al tifo etneo, non un contatto con i sostenitori del Barletta.
La situazione sarebbe degenerata rapidamente, con un fitto lancio di oggetti e momenti di forte tensione. I disordini avrebbero provocato danni ad alcune vetture; nella vicina via Ughetti sarebbero rimasti sulla carreggiata elementi metallici e altro materiale spostato durante la rissa.
Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine, con gli agenti della Digos, per dividere i gruppi e riportare la calma. Diverse persone sono rimaste ferite: il numero non è stato ancora precisato e, secondo quanto riferito dalla stampa locale, alcuni dei coinvolti sarebbero stati trasportati negli ospedali cittadini.
L’area è tornata sotto controllo, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire l’origine della contrapposizione, ricostruire l’esatta dinamica e individuare eventuali responsabilità. Resta l’amarezza per una giornata che avrebbe dovuto parlare soltanto di pallone e che, invece, ha visto il calcio finire sullo sfondo nel peggiore dei modi.
Quanto accaduto riporta al centro un problema che il calcio non è ancora riuscito a cancellare: gli scontri tra tifosi. Troppo spesso rivalità e tensioni trasformano le ore che precedono una partita in un terreno di violenza, allontanando dagli stadi famiglie e semplici appassionati. Il tifo dovrebbe essere passione, colore e appartenenza; quando degenera, perde ogni legame con lo sport. Servono prevenzione, responsabilità e provvedimenti severi, perché il calcio non può continuare a pagare il prezzo di chi lo utilizza soltanto come pretesto per scontrarsi.