A Napoli, il 24 settembre 2026, l'Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria (Uspp) ha espresso piena soddisfazione per l'esito della sperimentazione dei jammer condotta nel carcere di Secondigliano. Questo test, conclusosi con successo il 23 settembre 2026, ha dimostrato l'efficacia dei dispositivi nel contrastare l'uso illecito dei telefoni cellulari da parte dei detenuti all'interno dell'istituto penitenziario. Giuseppe Moretti e Ciro Auricchio, rappresentanti del sindacato, hanno sottolineato come questa innovazione tecnologica rappresenti un passo fondamentale per il miglioramento della sicurezza penitenziaria.

L'auspicio è che l'esperienza positiva di Secondigliano possa fungere da modello e dare il via a un più ampio programma nazionale per l'implementazione di tali sistemi in tutte le carceri italiane.

I jammer sono dispositivi specificamente progettati per disturbare o inibire le frequenze radio dei telefoni cellulari, impedendone di fatto l'utilizzo non autorizzato. La loro introduzione mira a bloccare la comunicazione clandestina che spesso avviene tramite smartphone introdotti illegalmente negli istituti di pena. L'annuncio del successo della sperimentazione è stato attribuito al sottosegretario Alberto Balboni, il quale ha evidenziato che il carcere di Secondigliano è il primo istituto penitenziario in Italia ad aver testato con esito positivo questo sistema.

L'apertura a un'estensione di tale tecnologia ad altri istituti penitenziari a livello nazionale è un segnale importante per il futuro della gestione della sicurezza carceraria.

La visione dell'Uspp sulla sicurezza carceraria: oltre la tecnologia

Nonostante l'entusiasmo per i risultati ottenuti con i jammer, l'Uspp, per voce di Moretti e Auricchio, ha voluto precisare che la sola tecnologia non è sufficiente a garantire una sicurezza completa e duratura all'interno delle carceri. Il sindacato ha infatti affiancato al giudizio positivo sulla sperimentazione una serie di richieste più ampie e strutturali, ritenute indispensabili per un'efficace gestione degli istituti penitenziari.

Si evidenzia, in particolare, la necessità impellente di consistenti investimenti nelle strutture carcerarie, spesso obsolete e inadeguate alle moderne esigenze.

Parallelamente, viene sottolineata l'importanza cruciale di programmi di formazione continua e aggiornata per il personale di polizia penitenziaria, al fine di dotarlo degli strumenti e delle competenze necessarie per affrontare le sfide quotidiane. Un altro punto fermo è il rafforzamento degli organici: l'Uspp ha ricordato una grave carenza stimata in circa 200 agenti tra gli istituti di Secondigliano e Poggioreale, una situazione che compromette seriamente la capacità operativa e la sicurezza sia per il personale che per i detenuti. Questi elementi, secondo il sindacato, sono interconnessi e rappresentano le fondamenta su cui costruire un sistema penitenziario realmente sicuro ed efficiente.

I jammer nel contesto della lotta ai cellulari in carcere

La sperimentazione dei jammer a Secondigliano si inserisce in un dibattito che da anni anima il panorama penitenziario italiano: il contrasto all'introduzione e all'uso non autorizzato dei telefoni cellulari. Questi dispositivi, infatti, rappresentano uno strumento per attività illecite e per mantenere contatti esterni non consentiti, minando l'ordine e la disciplina all'interno delle mura carcerarie.

Il test, conclusosi con successo il 23 settembre 2026, non si è limitato alla mera efficacia tecnica dei sistemi di disturbo e inibizione delle frequenze. È stata posta grande attenzione anche ai profili di sicurezza e salute per gli agenti di polizia penitenziaria e per tutti i lavoratori presenti negli istituti.

Questo aspetto è fondamentale per garantire che l'implementazione di nuove tecnologie avvenga nel pieno rispetto del benessere del personale, evitando potenziali rischi o effetti collaterali indesiderati. L'obiettivo è duplice: migliorare la sicurezza interna e tutelare la salute di chi opera quotidianamente in un ambiente complesso come quello carcerario.