Cinque presunte vittime di don Marko Rupnik hanno indirizzato una lettera aperta al Papa, in concomitanza con il suo viaggio in Francia e la visita al santuario di Lourdes. Il testo, diffuso dalla loro legale Laura Sgrò, lega l'appello alla decisione di coprire definitivamente i mosaici attribuiti a Rupnik sulla facciata della basilica di Lourdes, che non saranno più visibili. Le firmatarie hanno giudicato questa scelta un gesto forte e coraggioso, ma hanno anche denunciato i "troppi silenzi" che avvolgono il procedimento canonico riguardante il mosaicista ed ex gesuita.
Le cinque donne – Gloria, Mirjam, suor Samuelle, Vida e Pia – lamentano che il mancato riscontro sul processo rappresenti una ulteriore violenza, un peso "come un macigno". La loro richiesta si concentra sul procedimento in corso presso il Dicastero per la Dottrina della Fede, chiedendo che il cammino verso la verità non lasci inascoltate le persone che hanno avuto il coraggio di denunciare. Le vittime non intendono consegnarsi all’oblio né rinunciare alla giustizia, aspirando al riconoscimento della gravità dei fatti e alla punizione del responsabile, e si propongono come una risorsa, non un ostacolo, per la Chiesa.
Richieste per un processo equo e trasparente
La lettera sollecita il Papa a garantire un giusto processo per il riconoscimento della verità.
Le presunte vittime hanno indicato criteri essenziali per il procedimento: contraddittorio tra le parti, chiarezza, trasparenza, celerità, nonché la terzietà e indipendenza dei giudici. L’obiettivo è chiaro: evitare che il giudizio e il suo esito possano conservare ombre, assicurando piena luce sui fatti.
Un aspetto critico evidenziato dalle religiose è l'aver appreso dell'avvio del processo solo tramite i media. La loro legale, Laura Sgrò, aveva già presentato richieste formali rimaste senza risposta. Questo scenario rafforza la denuncia delle reticenze e del silenzio istituzionale che ha finora caratterizzato la gestione del procedimento. Le cinque donne chiedono pertanto informazioni precise e garanzie concrete sullo svolgimento del processo, affinché la verità possa emergere pienamente.