Centinaia di persone si sono radunate a Bologna, il 10 ottobre 2026, in piazza Nettuno, per una significativa mobilitazione. L'evento, promosso dai Giovani Palestinesi e sostenuto da numerosi collettivi locali, ha visto la partecipazione attiva di attivisti del Cassero e di Rivolta Pride, oltre a studenti dei gruppi Cambiare Rotta e Osa. La manifestazione ha avuto un duplice obiettivo: esprimere una ferma protesta contro il sionismo e chiedere la fine del genocidio a Gaza, e al contempo condannare le recenti aggressioni omofobe verificatesi tra le zone di Mascarella e San Felice.

Durante il concentramento in piazza Nettuno, l'atmosfera era carica di simboli e messaggi. Erano ben visibili numerosi striscioni e bandiere palestinesi, che sventolavano tra la folla. Uno striscione in particolare recitava lo slogan "Basta complicità con il genocidio", evidenziando la forte presa di posizione dei partecipanti. Tra i cartelli esposti, spiccavano caricature di Trump e Netanyahu, accompagnate da scritte in inglese che ne esprimevano la contestazione. I manifestanti hanno scandito cori che invocavano l'intifada, il rifiuto dell'arruolamento e la richiesta di "più aule invece di più bombe", sottolineando le diverse rivendicazioni della giornata.

La mobilitazione in piazza Nettuno

La piazza Nettuno ha accolto diverse centinaia di persone nel pomeriggio del 10 ottobre 2026, trasformandosi nel cuore pulsante di una protesta che si inseriva in un contesto più ampio di mobilitazioni convocate in altre città italiane. La manifestazione bolognese ha saputo riunire gruppi provenienti da differenti punti del centro cittadino, tutti convergenti con un chiaro intento: mostrare solidarietà alla causa palestinese e contestare il sionismo. Le bandiere palestinesi e i cartelli legati alla guerra a Gaza dominavano la scena, amplificando il messaggio di dissenso.

Un aspetto rilevante della mobilitazione è stata la decisa condanna delle violenze a sfondo omofobo.

Gli attivisti del Cassero e di Rivolta Pride, che si erano dati appuntamento alle 16 in porta Mascarella, hanno portato in piazza questa importante istanza. Parallelamente, gli studenti di Cambiare Rotta e Osa, radunatisi inizialmente in zona universitaria, hanno denunciato con forza i tagli alla scuola e le condizioni che hanno definito "non dignitose" per l'istruzione. Il loro slogan, "Facciamo come in Francia", rifletteva un desiderio di cambiamento radicale. Questo gruppo studentesco ha poi raggiunto piazza Maggiore, sfilando lungo via Rizzoli, per unirsi al concentramento principale.

Il percorso del corteo e le diverse istanze

Il concentramento in piazza Nettuno era stato concepito come punto di partenza per un corteo che avrebbe dovuto attraversare i viali cittadini.

Sebbene il percorso esatto non fosse stato ancora chiaramente definito durante lo svolgimento della manifestazione, l'intenzione era quella di portare il messaggio della protesta oltre la piazza. La mobilitazione ha rappresentato un momento di unione per diverse istanze: la protesta pro Palestina, le pressanti rivendicazioni degli studenti e la ferma condanna delle violenze omofobe che avevano scosso la città. Questa sinergia ha evidenziato la complessità e la molteplicità delle questioni sociali e politiche che animavano la giornata bolognese.