La Corte d’Assise di Bergamo ha rigettato, in data 5 ottobre 2026, l’istanza presentata dai legali di Massimo Bossetti, finalizzata a ottenere nuove analisi sui reperti cruciali del caso Yara Gambirasio. Questa importante decisione è giunta al termine di un’udienza tenutasi nella mattinata presso il tribunale di Bergamo, durante la quale la difesa aveva formalmente avanzato la propria richiesta. I giudici, dopo essersi riservati per la deliberazione, hanno comunicato la loro determinazione nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, respingendo l’istanza per nuovi accertamenti tecnico-scientifici sui materiali del caso.
La richiesta avanzata dal collegio difensivo riguardava specifici accertamenti tecnico-scientifici, ritenuti fondamentali per approfondire l'esame dei reperti e dei campioni biologici direttamente collegati al complesso procedimento giudiziario per l'omicidio di Yara Gambirasio. È importante ricordare che Massimo Bossetti è stato condannato all’ergastolo in via definitiva per il tragico omicidio della giovane. L’istanza era stata formalmente presentata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, entrambi difensori di Bossetti. La base per questa nuova richiesta era emersa dopo un’attenta visione della documentazione fotografica ad alta risoluzione, realizzata dal RIS di Parma nel corso delle indagini preliminari.
Le motivazioni e gli obiettivi della richiesta difensiva
L’obiettivo primario della difesa era quello di sottoporre a una nuova e approfondita analisi la traccia biologica 31G20, un elemento di prova di centrale importanza, attribuita a “Ignoto 1”. Oltre a questa, l’istanza mirava a riesaminare anche altre tracce biologiche e materiali presenti sugli abiti della tredicenne di Brembate di Sopra, vittima dell’omicidio. L’intenzione esplicitata nella richiesta era di sottoporre tutti questi materiali a nuovi esami, avvalendosi delle più recenti e avanzate tecnologie disponibili. Tuttavia, il provvedimento emesso dalla Corte d’Assise ha respinto categoricamente questa richiesta, confermando l’esito dell’udienza del 5 ottobre 2026 e lasciando inalterata la situazione riguardo alla possibilità di effettuare nuove analisi.
Durante il procedimento giudiziario, sia il Pubblico Ministero che i legali che rappresentano la famiglia Gambirasio si erano fermamente opposti alla richiesta di ulteriori accertamenti. A seguito del rigetto dell’istanza, l’avvocato Claudio Salvagni ha prontamente annunciato l’intenzione del collegio difensivo di impugnare il provvedimento. Questo significa che il prossimo passo indicato dalla difesa sarà la presentazione di un ricorso contro la decisione di rigetto, piuttosto che una nuova discussione sul merito degli accertamenti tecnico-scientifici originariamente richiesti.
Il contesto processuale alla base della decisione
La determinazione della Corte d’Assise di Bergamo si concentra su un aspetto ben circoscritto e specifico del vasto e complesso caso: la fattibilità di condurre nuovi accertamenti sui reperti e sui campioni biologici che sono stati già ampiamente esaminati e che sono stati al centro delle indagini sin dalle prime fasi.
Il riferimento esplicito ai materiali fotografati dal RIS di Parma è stato introdotto nell’istanza come un elemento cruciale, richiamato dai difensori dopo un’attenta consultazione della documentazione fotografica. La decisione odierna ribadisce la posizione della Corte rispetto alla necessità e all’ammissibilità di ulteriori indagini su tali elementi probatori.