Salvatore Luongo, comandante dei Carabinieri, è intervenuto al Tg1 il 5 ottobre 2026, alle 19:43, da Roma, in merito a eventuali sviluppi sul caso Garlasco. Luongo ha legato la posizione dell’Arma agli accertamenti della magistratura, indicando come criteri la collaborazione, la trasparenza e la fermezza davanti a possibili irregolarità o responsabilità individuali riferite al passato.
Il comandante ha dichiarato: “Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell'Arma sarà di totale collaborazione, di massima trasparenza e anche assoluta fermezza”.
Nello stesso intervento ha aggiunto che eventuali errori o condotte illecite dei singoli non devono intaccare l’onorabilità dei Carabinieri né il valore del RIS, precisando che “chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede”.
Il riferimento al caso Garlasco
Le parole di Luongo arrivano in relazione al caso Garlasco e richiamano il tema delle verifiche su eventuali responsabilità individuali. Il riferimento al RIS riguarda il ruolo del reparto nelle attività tecnico-scientifiche citate nell’ambito degli accertamenti collegati alla vicenda. Nel passaggio reso al Tg1, il comandante ha distinto il piano delle possibili condotte dei singoli dall’onorabilità complessiva dell’Arma e dal valore del RIS.
Nel quadro degli accertamenti della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco, l’attenzione si è concentrata anche sulle analisi del DNA effettuate nel 2007 sui pedali della bicicletta sequestrata ad Alberto Stasi.
Il colonnello Alberto Marino, allora al RIS di Parma, è stato sentito come testimone e ha spiegato di presumere di aver parlato con Luciano Garofano dei due esiti negativi successivi a un primo risultato compatibile con il profilo genetico di Chiara Poggi.
Le testimonianze sulle analisi del 2007
Marino ha dichiarato che le ulteriori analisi erano state svolte per approfondire, ma ha detto di non avere ricordi specifici di ciò che avvenne dopo il risultato nullo. Quei dati negativi non furono depositati nel fascicolo a carico di Stasi. I magistrati hanno contestato a Marino alcune spiegazioni iniziali, tra cui l’ipotesi di un errore di data o di un problema tecnico al sequenziatore, ritenute non compatibili sul piano tecnico.