Dagli interrogatori condotti negli Emirati Arabi Uniti, emergono dettagli su un piano attribuito al copilota omanita Hamam al-Hammami, che avrebbe inteso far schiantare un volo FlyDubai sull’aeroporto Ben Gurion in Israele. Il progetto, preparato per mesi, si sarebbe concretizzato dopo il rilascio dei permessi di atterraggio. Il caso coinvolge FlyDubai, il copilota al-Hammami e lo scalo israeliano Ben Gurion, indicato come obiettivo.

Le indagini hanno rivelato che al-Hammami era già atterrato più volte all’aeroporto Ben Gurion. Gli ultimi atterraggi risalgono a giugno e luglio.

Durante la permanenza di giugno, avrebbe raccolto informazioni sul punto di schianto. Il piano, fissato per luglio, sarebbe stato annullato all’ultimo momento per la presenza a bordo di un suo amico nell'equipaggio.

Il piano di schianto e le indagini

Gli interrogatori negli Emirati Arabi Uniti collocano il progetto attribuito al copilota all’interno di una pianificazione durata mesi. Il momento centrale era la fase successiva all’autorizzazione all’atterraggio: dirigere il velivolo contro l’aeroporto Ben Gurion. Gli accertamenti collegano i precedenti atterraggi allo scalo israeliano alla preparazione del piano, con enfasi sulla permanenza di giugno.

Un elemento operativo riguarda la composizione dell’equipaggio.

Il piano previsto per luglio non sarebbe stato eseguito perché sul volo si trovava una persona dell’equipaggio con cui il copilota aveva un rapporto di amicizia. Questo dettaglio, emerso dagli interrogatori, si lega ai precedenti passaggi a Ben Gurion e alla raccolta di elementi.

Un’altra ricostruzione dell’episodio

Al-Hammami, cittadino omanita, è al centro di un’altra ricostruzione. Secondo questa versione, il copilota è accusato di aver aggredito con un’ascia il comandante di un volo FlyDubai diretto in Israele, tentando di prendere il controllo dell’aereo. Questa narrazione aggiunge complessità all’indagine, evidenziando la potenziale pericolosità delle azioni attribuite al copilota.