Due fratelli turchi, di 43 e 47 anni, sono stati posti agli arresti domiciliari a seguito di un'ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip Maria Antonia Di Lazzaro. L'accusa riguarda una spedizione punitiva avvenuta nel pomeriggio del 13 agosto 2026 in via del Lagaccio, a Genova. I due uomini sono ritenuti tra i quattro aggressori che, armati di bastoni, hanno preso parte al violento pestaggio contro un connazionale di 27 anni, sotto gli occhi di numerosi passanti.
Le accuse e la versione della vittima
Le contestazioni mosse ai due fratelli includono lesioni aggravate, violenza privata e minaccia, quest'ultima finalizzata a costringere la vittima a commettere un reato.
Secondo la versione fornita dal 27enne, il brutale pestaggio sarebbe direttamente collegato al suo categorico rifiuto di mettersi al servizio dei due fratelli e di intraprendere lo spaccio di cocaina all'interno del proprio negozio di parrucchiere. La sintesi della vicenda, come riportato, evidenzia la frase attribuita alla vittima: “Volevano che spacciassi”.
La ricostruzione degli eventi da parte del 27enne include un episodio precedente, verificatosi circa due settimane prima dell'aggressione principale, nel quartiere di Certosa. In quell'occasione, il parrucchiere si era recato nella kebabberia gestita dai due fratelli, accompagnato da un fratello e da un amico, con l'intento di respingere quella che viene descritta come un'ulteriore proposta illecita.
L'incontro degenerò in una rissa, durante la quale uno dei due fratelli successivamente arrestati rimase ferito e fu costretto a ricorrere a cure ospedaliere.
La rissa a Certosa e il contesto delle indagini
Per l'episodio di violenza avvenuto nella kebabberia di Certosa, il parrucchiere, suo fratello e il terzo uomo che li accompagnava sono stati denunciati a piede libero dai Carabinieri. Sebbene questo evento sia distinto dall'aggressione del 13 agosto in via del Lagaccio, esso costituisce un elemento fondamentale raccolto dagli investigatori. Tali informazioni sono cruciali per ricostruire i complessi rapporti tra le persone coinvolte e per delineare il movente della successiva spedizione punitiva.
Durante l'interrogatorio di garanzia, i due fratelli, assistiti dal loro avvocato Alessandro Sola, hanno ammesso la propria partecipazione alla spedizione punitiva. Tuttavia, hanno fermamente negato che il movente fosse legato alla droga, sostenendo con decisione di non essere spacciatori. Le perquisizioni effettuate finora, al momento delle indagini, non hanno portato al ritrovamento di alcuna quantità di cocaina.
La difesa degli arrestati e le loro motivazioni
La versione fornita dagli arrestati attribuisce l'origine del contrasto a un precedente comportamento del 27enne nei loro confronti. Questa narrazione si discosta significativamente da quella della vittima, suggerendo una dinamica complessa e ancora da chiarire completamente da parte delle autorità inquirenti.