A Napoli, una coppia chiede risarcimento all’ASL Napoli 1 Centro e alla direzione sanitaria dell’ospedale San Paolo. La vicenda riguarda una bambina nata il 3 giugno 2025 da fecondazione in vitro al Centro di Medicina della Riproduzione. Analisi hanno rivelato che la minore non è biologicamente figlia della coppia.
L’atto di diffida e messa in mora è stato inviato via PEC dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale di Angela e Marco. La coppia aveva già avuto un primogenito, nato il 23 settembre 2024, concepito con la stessa tecnica e nello stesso centro ospedaliero.
Dettagli della richiesta di risarcimento
Alla diffida è stata allegata una relazione del dottore Luca Scognamiglio, consulente. Il documento elenca i danni da presunto scambio di embrione: danno biologico permanente di natura psichica, lesione dell’autodeterminazione procreativa, “nascita indesiderata”, compromissione embrioni propri, ignoranza genetica e danno riflesso al primogenito.
La somma indicata è di 540mila euro. Si aggiungono spese legali e l’eventuale danno psichico futuro del primogenito. La diffida formalizza la richiesta, dopo gli accertamenti genetici sulla bambina nata da fecondazione in vitro.
L'inchiesta e le verifiche all'ospedale San Paolo
La vicenda è legata al reparto di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) dell’ospedale San Paolo di Napoli.
Dopo la nascita della bambina, gli esami genetici hanno escluso il legame biologico con i genitori che avevano fatto ricorso alla fecondazione in vitro.
La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo sull’episodio. Gli accertamenti del NAS ipotizzano lesioni colpose. Le verifiche riguardano catena di custodia, tracciabilità delle provette e protocolli crioconservazione nei laboratori del San Paolo.