Il caso di Noemi Impellizzeri, la 33enne trovata impiccata il 23 agosto 2026 nella sua casa a Riposto, nel Catanese, è al centro di indagini che puntano a una svolta. Le indagini, inizialmente orientate al suicidio, sono ora affidate alle analisi del Ris dei carabinieri di Messina. L'inchiesta della Procura di Catania vede Tony Proietto, 46 anni, amico della donna, unico indagato per omicidio volontario.
Inizialmente si era ipotizzato il suicidio, anche per messaggi che la vittima avrebbe inviato a Proietto. Nell’abitazione era divampato anche un incendio.
Tuttavia, l'autopsia e le successive indagini dei carabinieri hanno rafforzato la pista dell’omicidio mascherato da suicidio. A un mese dal ritrovamento del corpo, i legali dell’indagato e dei fratelli di Noemi avevano già indicato l’ipotesi dell’omicidio, sottolineando la complessità del quadro investigativo.
Gli accertamenti scientifici del Ris
Il Ris dei carabinieri di Messina concentra gli accertamenti sul materiale trovato sotto le unghie della donna, con l'obiettivo di isolare e identificare il DNA di un eventuale aggressore. Questa analisi è cruciale per l'identificazione del responsabile e per chiarire la dinamica degli eventi. L'ipotesi investigativa descrive un'aggressione alle spalle: Noemi sarebbe stata gettata a terra, avrebbe sbattuto il naso e poi sarebbe stata strangolata, forse con la stessa corda con cui è stata ritrovata impiccata.
Si ipotizza un tentativo di simulare il suicidio.
Gli esami riguardano anche la corda sequestrata, sottoposta ad analisi per tracce biologiche, impronte e profili genetici. Tra gli altri reperti di fondamentale importanza per l'inchiesta figurano una maglietta e un paio di slip da donna, parzialmente strappati e trovati nascosti in un'intercapedine dell'abitazione, oltre ad alcune orme rilevate sul terrazzo, che potrebbero fornire dettagli sui movimenti all'interno della proprietà.
Dispositivi elettronici e la posizione dell'indagato
Gli investigatori hanno esaminato anche dispositivi elettronici, messaggi e chiamate. Tra i telefoni sequestrati c'è quello di Tony Proietto, unico indagato. La ricostruzione indica che Noemi, il venerdì del suo ultimo giorno di vita, si trovava nel cortile di una cascina di proprietà di Proietto; l'uomo l'avrebbe poi riaccompagnata a casa e due giorni dopo l'avrebbe trovata morta.
La difesa di Proietto respinge ogni accusa e l'indagato nega categoricamente qualsiasi responsabilità nella morte della donna.
L'avvocata Valeria Raciti assiste i fratelli della vittima, Erica e Gaetano, insieme ai consulenti di parte Francesco Porcino, Luca Chianelli e Salvatore Spitaleri. La legale ha richiamato la necessità di attendere l'esito degli accertamenti per fare piena luce sulla tragica vicenda e portare alla verità.