La morte di Marius Dorobantu, avvenuta il 29 maggio 2026 a Porcia, è collegata all'aggressione subita mentre difendeva la figlia dall'ex compagno, Fabrizio Barberini, ora in carcere. La perizia medico-legale di Carlo Moreschi, disposta dal Gip di Pordenone, ha concluso che l'aggressione ha inciso su una cardiopatia preesistente, provocando un'ischemia miocardica fatale.
L'accertamento conferma le prime indicazioni emerse dall'autopsia di Antonello Cirnelli. La vittima era intervenuta durante l'aggressione alla figlia. La perizia colloca colluttazione, lesioni, stress psicofisico e perdita di sangue tra gli elementi che hanno aggravato la patologia cardiaca di Dorobantu.
Nesso causale tra aggressione e decesso
Il documento medico-legale indica lo stress di lite e colluttazione, con le lesioni traumatiche subite, come fattore concausale dell'ischemia acuta. Aggressione e lesioni hanno prodotto intensa attivazione del sistema nervoso simpatico, aumentando frequenza cardiaca, pressione arteriosa e fabbisogno di ossigeno del cuore.
Tale condizione era rischiosa data la cardiopatia ischemica preesistente e la stenosi coronarica significativa. Hanno inciso anche lesioni dolorose, lo sforzo per fuggire e scavalcare un muretto, e la perdita di sangue. Questi elementi, sommati allo stress emotivo e fisico, hanno innescato l'ischemia fatale.
Il ruolo della cardiopatia preesistente
La perizia stabilisce un rapporto concausale tra aggressione, lesioni subite da Marius Dorobantu e decesso. La cardiopatia preesistente ha costituito il substrato su cui la colluttazione ha agito, determinando l'ischemia miocardica acuta e fatale. L'accertamento si concentra sull'interazione critica tra fattori esterni violenti e vulnerabilità interna, chiarendo le cause del decesso.