Un agente della Polizia Penitenziaria è stato interdetto dal servizio per quattro mesi. La decisione è stata presa dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Prato, in seguito a un episodio avvenuto il 16 agosto 2026. L'agente è accusato di falso e risulta anche indagato per tentato omicidio, dopo aver sparato tre colpi di pistola all'interno della camera calda dell'ospedale di Prato, ferendo un cittadino marocchino di 22 anni che stava tentando la fuga dal pronto soccorso.

La misura cautelare, richiesta dalla Procura, si basa sul pericolo di reiterazione di condotte analoghe e sulla gravità dei presunti falsi, ritenuti strettamente collegati a un grave episodio di servizio.

Secondo l'ordinanza del GIP, le azioni contestate all'agente sarebbero state finalizzate a fornire una “rappresentazione alterata dei fatti” e a giustificare, a posteriori, l'uso dell'arma da fuoco. Il provvedimento si concentra su due distinti episodi di falso, entrambi connessi alla ricostruzione degli eventi successivi agli spari.

La fuga dall'ospedale e gli spari

Il giovane ventiduenne era stato condotto al pronto soccorso dell'ospedale di Prato in seguito a un arresto avvenuto nelle vicinanze del carcere. Durante le fasi del fermo, aveva riportato un lieve trauma cranico. Mentre si trovava nell'area ospedaliera, ha tentato la fuga. È stato in quel frangente che l'agente ha esploso tre colpi, uno dei quali lo ha ferito.

La vicenda che ha portato all'arresto del giovane era legata al penitenziario pratese. Il cittadino marocchino era accusato di aver effettuato ben cinque lanci verso l'interno del carcere, utilizzando plichi confezionati in modo simile a palle da tennis. Questi pacchetti contenevano circa 600 grammi di hashish e due telefoni cellulari, destinati a un detenuto di nazionalità georgiana. Al ventiduenne era stata contestata anche l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale. L'indagine e l'ordinanza del GIP, tuttavia, non si focalizzano sull'arresto iniziale del giovane, bensì sulle dichiarazioni e gli atti successivi agli spari attribuiti all'agente della Polizia Penitenziaria.

Le versioni dei fatti contestate

Le accuse di falso mosse all'agente riguardano specificamente due diverse ricostruzioni fornite dopo l'episodio. La prima è una versione presentata al medico del pronto soccorso. In questa circostanza, l'agente avrebbe dichiarato di essere stato aggredito con un estintore e di aver avuto una colluttazione fisica con il giovane in fuga. Da tale racconto sarebbe scaturito un referto medico che attestava lesioni al torace e al polso, attribuite a questa presunta aggressione. La seconda contestazione di falso riguarda un'annotazione di servizio, redatta il 17 agosto 2026, nella quale l'agente avrebbe fornito una differente narrazione degli eventi.