Una svolta significativa si registra nel processo Hydra in corso a Milano: Giancarlo Vestiti è emerso come il nuovo collaboratore di giustizia. La sua scelta processuale è stata ufficializzata il 28 ottobre 2026, precisamente alle ore 12:55, nel corso di un'udienza tenutasi nell'aula bunker di piazza Filangieri. Vestiti si configura come il sesto individuo a intraprendere il percorso di collaborazione con la giustizia nell'ambito di questo procedimento, noto anche con l'appellativo di “mafia a tre teste”.
All'interno del complesso quadro processuale, Giancarlo Vestiti è identificato come il referente del clan Senese in Lombardia, ricoprendo una figura di vertice all'interno dell'organizzazione criminale delineata dall'indagine condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Milano.
L'annuncio della sua collaborazione, reso noto durante l'udienza, arricchisce il numero dei testimoni chiave nel processo Hydra, che si sta svolgendo dinanzi all'autorità giudiziaria milanese.
Il ruolo di Giancarlo Vestiti e la sua collaborazione
L'ingresso di Giancarlo Vestiti nel procedimento giudiziario lo vede inizialmente come un imputato, la cui posizione era strettamente collegata al clan Senese operante sul territorio lombardo. La rivelazione della sua decisione di collaborare con la giustizia costituisce l'elemento centrale di questa fase processuale, comunicata ufficialmente nell'aula bunker di piazza Filangieri, luogo dove si tengono le udienze del processo Hydra a Milano.
Il procedimento giudiziario è comunemente definito “mafia a tre teste”, un'espressione che rimanda direttamente all'ampia indagine condotta dalla Dda milanese e che ha dato origine all'attuale processo.
In questo contesto, la figura di Vestiti è stata specificamente associata dagli inquirenti al ruolo di referente del clan Senese in Lombardia e a una posizione di vertice strategico all'interno della struttura criminale emersa dalle investigazioni.
Precedenti collaborazioni e testimonianze nel processo Hydra
Il processo Hydra non è nuovo all'apporto di collaboratori di giustizia. In precedenza, l'aula aveva già ospitato la testimonianza di Francesco Bellusci, anch'egli annoverato tra i pentiti del procedimento. Il 14 ottobre 2026, Bellusci ha rievocato un episodio significativo risalente al 2017, focalizzato su Buscate, un comune situato nel Milanese. La vicenda riguardava specificamente un caso di occupazione abusiva di un alloggio popolare, un evento che aveva richiesto un intervento per la sua gestione.
Secondo la narrazione di Bellusci, il sindaco di Buscate, Fabio Merlotti – la cui posizione non è oggetto di indagine – avrebbe cercato l'ausilio di individui legati alla criminalità organizzata per affrontare e risolvere la questione dell'occupazione abusiva. Nel corso della sua deposizione, Bellusci ha menzionato anche Giuseppe Greco, all'epoca consigliere comunale (attualmente autosospeso e non indagato), indicandolo come un possibile intermediario in questa delicata vicenda. È stato inoltre citato Giacomo Cristello, la cui figura è emersa come persona coinvolta nella ricostruzione dettagliata dell'episodio.
L'episodio in questione, la cui veridicità è stata indicata in aula come da verificare, avrebbe avuto un momento cruciale in un incontro avvenuto all'interno della casa comunale. A questo presunto vertice avrebbero partecipato Bellusci stesso, Giacomo Cristello e Giuseppe Greco.