70 anni e non sentirli: la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica si apre a Venezia anche quest'anno e non si fa mancare nomi prestigiosi. Madrina dell'evento è Eva Riccobono, più famosa per i suoi trascorsi da modella che per la sua finora esigua attività di attrice (solo tre pellicole oltre al felice esordio del 2008 con "Grande, grosso e Verdone").

Tra i primi a raggiungere il Lido da oltreoceano, gli hollywoodiani George Clooney e Sandra Bullock (protagonisti del film fuori concorso "Gravity" di Alfonso Cuaron).

Nei festival cinematografici di americani non ce n'è mai abbastanza, e anche stavolta è lunga la lista degli ospiti made in USA: seguono a ruota Matt Damon, Nicolas Cage, Zac Efron (per la gioia delle giovanissime, sebbene sia un po' passato di moda), Scarlett Johansson e James Franco (notoriamente "bello e bravo" e di recente anche scrittore, dopo il suo "In stato di ebbrezza").

Nutrita è anche la squadra degli attori britannici, tra il premio Oscar Tilda Swinton, il giovane Daniel Radcliffe (riuscirà mai a scrollarsi di dosso l'immediata identificazione con Harry Potter o l'occhialuto maghetto lo perseguiterà per sempre?) e il bravissimo Ben Whishaw.

E gli Italiani? Sembra che non le mandino a dire. Già rimbalzano su tutte le reti stralci del surreale bianco-e-nero "L'arbitro" di Paolo Zucca. Già è cult (o quasi) la mossa "da torero" con cui Stefano Accorsi (nei panni di un giudice di gara declassato ad arbitrare in terza divisione per delle scorrettezze ispirate a Calciopoli) indica il dischetto, in un campo da calcio sperduto in una Sardegna bucolica e familiare.

Ad affiancare il bravo attore bolognese ci sono la spumeggiante Geppi Cucciari che da un po' ci mancava e Francesco Pannofino. I titoli italiani che concorreranno l'ambito Leone d'Oro sono tre: "L'Intrepido" di Gianni Amelio (il ruolo principale è interpretato da Antonio Albanese), "Via Castellana Bandiera" di Emma Dante e "Sacro Gra", documentario di Gianfranco Rosi.

Tra i fuori concorso, per il momento fa parlare soprattutto "Moebius" di Kim Ki-duk: il regista coreano ha dovuto tagliare ben 21 scene per poter passare l'esame della censura nel suo Paese, così la pellicola ci è arrivata edulcorata, pur tra incesti, autoevirazioni e violenze familiari che culminano con un infanticidio involontario.

Infine, tra gli accessori è balzata all'occhio Marina Ripa di Meana: in passato ci ha abituati a copricapi discutibili (ragni, galline, corna e quant'altro), ma quest'anno ha superato sé stessa con un cappellino in foggia di voliera (con tanto di uccellini finti) e un boa di piume scarlatto. Un tocco delirante in una manifestazione grandiosa e prestigiosa come sempre.