A sei anni dalla morte di Yves Saint Laurent, il regista Jalil Lespert decide di omaggiare il grande stilista con un film che scaverà nell'intimità del personaggio mostrando come è stata la sua vita fuori dalle passerelle.

La pellicola narra la carriera e la vita del maestro a cui va il merito di aver rivoluzionato e lasciato un' impronta indelebile nel mondo della moda.

Nel film è ripercorsa la vita professionale di Yves Saint Laurent, dagli esordi nella maison Dior alla fondazione della sua maison con l' industriale Pierre Bergè, ma ripercorre anche la vita privata, la sua depressione, gli eccessi e le paure.

Il film sarà tra pochissimi giorni nelle sale italiane e ha ricevuto l'approvazione di Pierre Bergè compagno nella vita e negli affari dello stilista.

Egli rimase sempre al fianco di Saint Laurent facendo emergere il suo genio e la sua creatività.

Chi era in realtà Yves Saint Laurent?

Un ragazzo dalla figura sottile, timido, schivo, modesto, sebbene dotato di un talento fuori dall' ordinario. A metà degli anni '50, Yves diviene per le sue doti di designer il pupillo di Christian Dior, nonché presto direttore artistico della sua casa di haute couture, la più importante ed esclusiva casa di moda di Parigi. Obiettivo di Yves è ricercare la bellezza che immagina e disegna per le sue modelle. Sono gli anni '60 quando lo stilista incontra Pierre Bergè e con lui crea la casa Yves Saint Laurent, disegna i suoi capolavori e intuisce per primo l' importanza di un abito unico, elegante ed esclusivo, entra così a pieno titolo nell'Olimpo della moda.

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È all'apice del successo quando inizia uno dei periodi più bui della sua vita, si lascia andare ad alcool, droga, eccessi, tra feste, amici e amanti passeggeri, superando spesso il limite, l' unico che lo sostiene è Pierre, lo protegge, lo ammonisce, ma invano, verso la fine degli anni '70 ormai Yves è in preda a crisi maniaco depressive, incapace di presentarsi in passerella alla fine delle sfilate, passerà il suo lavoro agli assistenti, rifugiandosi nei backstage.

Pierre Niney interpreta benissimo Yves, soprattutto nel fisico, le sue movenze, il suo tono di voce. La pellicola scorre carica di emozioni, calore, e parole.

Molti critici hanno accolto tiepidamente il film, riconoscendo che i vestiti, i bozzetti e le ambientazioni sono bellissime, in effetti la produzione ha avuto accesso agli archivi della maison, che ha messo a disposizione parecchi abiti originali, hanno riconosciuto che è una biografia ben costruita, ben fotografata, ma "piatta", forse per la presenza costante sul set di Bergè pronto a dire la sua, il regista non è stato libero di descrivere la follia del maestro e la follia di personaggi originali e fuori dall'ordinario che lo circondavano e i suoi continui tradimenti, anche il viaggio verso l' autodistruzione con alcool e coca non è stato approfondito.

Anche se con difetti di sceneggiatura, Lespert ci racconta come Yves Saint Laurent abbia innovato il mondo della moda diventando lui stesso un'icona del XX secolo.