E' tuttora disponibile sul sito Web della Societa' Italiana di Storia Militare il download gratuito il lavoro dal titolo “WAR FILMS – Interpretazioni storiche del Cinema di guerra” curato da Stefano Pisu,Società Italiana di Storia Militare, edito da Acies Edizioni Milano, 2015.

L’opera, dalle quasi 700 pagine, ha il dichiarato obiettivo dello “…studio del binomio guerra-cinema con gli strumenti della ricerca scientifica, secondo una prospettiva fortemente multidisciplinare, vista la pluralità di approcci che tale accostamento consente…” (introduzione di Stefano Pisu, pag.8).

Il lavoro raccoglie i contributi di autori diversi, dediti allo studio dei prodotti cinematografici da specializzazioni dissimili e che, per giunta, apparterebbero a generazioni anagrafiche diverse: tutti elementi che concorrono a rendere la lettura vivace, se non altro per la possibilità offerta al lettore, anzitutto cinefilo e/o appassionato di storia, di fare zapping tra i contributi attraverso il chiaro indice iniziale.

Il vuoto percepito dagli autori dell'antologia e che il lavoro - qui brevemente recensito intenderebbe dichiaratamente colmare, risiederebbe nella supposta diffidenza del mainstream storico – storiografico Italiani a impiegare l’opera audiovisiva – quale che sia cioè il formato attribuibile alla pellicola sia essa film o documentario – quale fonte d’informazioni storiche e/o storiografiche: né più né meno di un cartolario, di un atto pubblico o di un diario.

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Cinema

Un vuoto, apparentemente, già colmato in altri Paesi, come ad esempio e rimanendo in Europa, in Germania, in cui gli storici del Contemporaneo e/o del Militare dedicano tempo e altre risorse all’analisi del documento filmico, anche per fare i conti con un recente passato che, nel caso del Paese d’Oltralpe, si presenta tragico.

Per un assaggio, non esplicitamente trattato dall'antologia, ma esplicativo del binomio guerra-cinema e in questo preciso frangente riguardante il conflitto tra uomini "primitivi", si veda ad esempio la recensione relativa alla guerra down under.

Imperdibili, invece, per i cultori del genere War Film - prima ancora che per gli appassionati della storia, sono gli ampi riferimenti alle numerosissime opere filmiche realizzate dalle varie industrie nazionali nel corso del tempo: sia nei Paesi a più consolidata tradizione democratica sia in quei Paesi che, conosciuto il totalitarismo dai diversi colori, impiegarono in modo spregiudicato lo strumento cinematografico per parlare alle masse.

Altresì imperdibile lo sguardo rivolto all’impiego dell’audiovisivo in tempi di jihad, anche e soprattutto in ragione delle sinergie offerte dai social media e dalle piattaforme di diffusione di massa e di broadcast planetarie come You Tube.

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