Per il 70° anniversario della morte di Filippo Tommaso Marinetti (22 dicembre 1876, Alessandria d'Egitto- 2 Dicembre 1944 Bellagio), Armando editore ha dato alle stampe Marinetti 70. Il libro non è solo celebrativo: coinvolge circa 20 critici d'Arte storici del futurismo, ad esempio G. B. Guerri, E, Crispolti, G. Berghaus, P. Valesio, M. Duranti. L. Tallarico e altri: tra essi anche, oltre ai curatori, i cosiddetti neofuturisti o netfuturisti piu giovani dell'era di Internet. Ecco la nostra intervista a Guerra per un approfondimento.

Intervista a Roberto Guerra

Il Futurismo oggi, ancora vivo?

Paradossalmente si. E il libro ultimo storico critico, con contributi di storici del futurismo e nuovi futuristi attivi è forse il testo oggi più aggiornato sul futurismo. Contributi ovviamente diversi, tuttavia con certa costante: ovvero Marinetti e il futurismo storico, precursori dell'attuale era informatica e di certa arte o letteratura contemporanea, dalla pop art alla musica elettronica alla fantascienza.

Inoltre, anche come futurismo sociale o futurologia. Oggi siamo prossimi ai vari Kurzweil, Steve Jobs certo umanesimo scientifico anche radicale.

Alcuni critici storici assai noti, non inclusi nel volume, tuttavia considerano forse esaurita l'esperienza futurista, la stessa Claudia Salaris e Paul Echaurren....

Vero, sottovalutano i nuovi futuristi attivi dagli anni duemila e non solo, gli stessi R. Campa, V.

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Libri

Conte, il co-curatore A. Saccoccio, oltreartista e ricercatore ciberculturale, i leggendari Kraftwerk. Trattasi di un errore storico e concettuale. Sono grandi critici e scrittori anche, la storia critica del futurismo è certamente debitrice delle loro ricerche, ma sfugge loro la differenza tra il futurismo storico e quello contemporaneo, peraltro già matrice essenziale di Marinetti e i primi futuristi...

L'arte-scienza e l'estetica della macchina, ovvero verso l'estetica scientifica. Un altro paradigma, non solo artistico ma, infatti, conoscitivo... Nessun nuovo futurista è geniale come Marinetti, Boccioni, Balla, Depero, ecc., a parte magari i già citati Kraftwerk: noi siamo l'ultima generazione, quasi dei cloni virtuali, dei piccoli robot lavoratori per la memoria di un grande stagione d'avanguardia italiana.

L'obiettivo è ridare una mappa riconoscibile per l'arte contemporanea italiana, aperta ma solida, non liquida e estemporanea: per le nuove generazioni e avanguardie probabilmente già nascenti da Internet, il Regno della Macchina sognato proprio da Marinetti. Questo il problema contemporaneo: il futurismo legittimamente dovrebbe essere soltanto una delle avanguardie culturali, in uno scenario nuovamente propulsivo.

Ne esistono altre ovviamente, ma nessuna riflette ancora il nostro tempo digitale e tecnoscientifico, e questo è sintomo regressivo ...

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